Don Vitaliano, il “prete rosso” benedice le Sardine: «Mi piacciono tanto, sono come i miei no-global»

19 Lug 2020 12:57 - di Penelope Corrado

Diciannove anni fa, nei giorni del G8 di Genova, don Vitaliano Della Sala era uno dei volti del movimento no-global, uno degli esponenti più impegnati. “Faccio ancora il no-global”, dice sorridendo. Oggi è parroco di due parrocchie a Mercogliano, in provincia di Avellino, il suo paese: non fa più parte di movimenti, racconta di lavorare sul campo con lo stesso impegno. “In quegli anni facevamo molta teoria, giustamente, poi però i confronti bisogna tradurli in realtà e azioni concrete. Molti di noi lo stanno facendo in modi diversi. Casarini attraverso l’impegno verso i migranti, io continuo a fare il prete e mi occupo di poveri lottando contro il neoliberismo sfrenato. Lo facciamo concretamente. Nessuno si è pentito di quello che ha fatto, anzi ognuno di noi sta cercando di realizzare a modo suo un altro mondo possibile”.

Don Vitaliano ama le Sardine

Tracce dei movimenti no-global, don Vitaliano le vede ancora oggi: ‘In quali movimenti rivedo il nostro impegno? A me piace molto, da ‘vecchio’, quello che fanno le ‘Sardine’. Guardo con interesse, se mi invitano vado volentieri. E’ bello che ci sia sempre un gruppo di giovani che non si arrende alla violenza di chi comanda, al fatto che i poveri siano sempre più schiacciati, all’arroganza della politica”.

“Il Vescovo di Avellino la pensa come me”

Ogni tanto qualcuno, tra cui anche il mio vescovo di Avellino, mi dice “Avevate ragione voi”. Purtroppo è brutto sentirselo dire dopo tanti anni, però è una bella soddisfazione. Non abbiamo sbagliato, forse è stato sbagliato qualche metodo, il modo di comunicare. Proprio ieri pensavo che con Casarini, nella mia vecchia parrocchia, facemmo quella ‘dichiarazione di guerra al G8’, che poi fu strumentalizzata. Non era una dichiarazione di guerra violenta, ma ideologica”, prosegue don Vitaliano. Della Sala fu testimone degli scontri e della violenza di quei giorni: “Intanto, aborro ancora di più la violenza e a Genova ne vedemmo tanta da parte di tutti, anche dai manifestanti, ma quel che è peggio dalle forze dell’ordine. Ci fu un brutto passo in avanti nel modo di contrastare le manifestazioni. Quella brutta pagina della democrazia dimostra quanta paura aveva il potere di quel popolo che scendeva in piazza con tanti difetti, perché non è che da una parte c’erano i buoni e dall’altra i cattivi. Però chi ha sbagliato tra i manifestanti ha pagato, invece nessuno ha pagato per Bolzaneto, per la Diaz, ma soprattutto per le violenze di strada”.

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