Trattativa Stato-mafia, Di Matteo: «Napolitano chiese una mediazione con Palamara»

venerdì 19 giugno 15:49 - di Francesca De Ambra
Di Matteo

Accade tutto negli ultimi minuti dell’audizione in commissione Antimafia. Nino Di Matteo ha appena ricordato, per l’ennesima volta, i tratti salienti del suo colloquio con il ministro Bonafede sulla sua mancata nomina al vertice del Dap quando il presidente grillino Nicola Morra gli rivolge una domanda sulla trattativa Stato-mafia. Per Di Matteo, che l’ha seguita dall’inizio, è un invito a nozze. Se non altro perché gli consente di sferrare una picconata micidiale all’establishment giudiziario, politico e mediatico. Uno strike che parte da Luca Palamara per arrivare a Giorgio Napolitano passando per Ezio Mauro. Ma che cos’hanno in comune il pm sotto inchiesta a Perugia, l’ex-capo dello Stato e l’ex-direttore di Repubblica? Niente a prima vista. Ma Di Matteo ne intreccia i nomi richiamandone un quarto, quello di Antonio Ingroia, che indagava con lui a Palermo sulla presunta “trattativa.

Ingroia conferma Di Matteo: «”Ambasciatore” del Quirinale fu Ezio Mauro»

E racconta che Ingroia parlò a lui e al procuratore capo Francesco Messineo di un suo incontro romano con Mauro, nel corso del quale questi gli rappresentò la volontà del Quirinale di aver un contatto con la Procura palermitana. Nel qual caso, il punto di collegamento sarebbe stato Palamara. La richiesta di Napolitano era legata alle indagini sulla trattativa. La sua voce era stata infatti casualmente intercettata e i pm di Palermo salirono fino al Quirinale per interrogarlo. Fu quello il momento di maggior scontro istituzionale. Di Matteo lo fa coincidere con la rivelazione di Ingroia: «Pensavo che scherzasse», ha detto in Antimafia. Ingroia, invece, conferma: «Fu per me stupefacente – ricorda – che in pieno scontro col Quirinale per il famoso conflitto di attribuzioni, Napolitano, mi mandasse un’ambasciata attraverso Mauro, con la quale mi chiedeva se si poteva trovare un ”accordo” per evitare il conflitto davanti alla Corte Costituzionale».

Ma l’ex-direttore di Repubblica smentisce tutto

Ingroia, oggi avvocato, rivela che a sorprenderlo di più fu il nome di Palamara, allora leader dell’Anm, il sindacato delle toghe. Un magistrato che si fa «portavoce» della politica, cioè di Napolitano. «La cosa – conclude l’ex-pm – non ebbe ulteriori sviluppi probabilmente per la mia risposta». Disse infatti a Mauro che «su questo non poteva esserci alcun margine di ”trattativa”». Neanche con il Quirinale. Completamente diversa la versione di Mauro. Il direttore non nega l’incontro. Ma ribalta i termini della questione così come rievocata da Di Di Matteo e dice che fu Ingroia a cercare di «trovare un canale di comunicazione con il Quirinale». Smentita anche su Palamara. «Nessuno – assicura – mi ha mai fatto il suo nome di Palamara. In quel momento neanche lo conoscevo».

 

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