Sergio Castellitto a Conte: «Il popolo italiano si è comportato molto meglio di chi lo governa»

lunedì 1 giugno 10:47 - di Mia Fenice
Castellitto

L’attore e regista Sergio Castellitto fa a pezzi Giuseppe Conte. Intervistato dal Corriere della Sera, Castellitto non risparmia critiche al presidente del Consiglio, che, ironia della sorte, pare sia un suo estimatore: «Sono rimasto allibito quando Conte ha detto: “I nostri artisti che ci divertono tanto”. Gli artisti sono benefattori, diceva Fellini, dovrebbero far pensare, illuminare, curare i pensieri delle persone». E poi ancora: «Perché non si è fatto un tavolo con noi artisti, esercenti di cinema, direttori di teatri, musei per trovare una linea comune? Vorrei guardare in faccia i burocrati che hanno deciso per 200 persone nei teatri al chiuso. Sulla base di quale criterio? Senza distinguere tra pubblico e privato che sarà il più penalizzato, fra prosa e lirica che da sola, con orchestra e coro, già arriva a 200 persone. Così si uccide la possibilità di riaprire. E chi si accolla poi il mancato guadagno?».

Castellitto: «Mi si è riacceso un rispetto verso la mia patria»

E poi ancora un altro attacco al governo. Al Corriere che gli chiede se ci sarà una miriade di fiction sulla pandemia risponde: «Il problema sarà rielaborare l’esperienza psichica e emotiva, ma avremo anche bisogno di dimenticare. Io sto parlando da cittadino, prima che da artista, e siccome questo popolo si è comportato molto meglio di chi ci governa, mi si è riacceso un rispetto verso la mia patria. Questo senso di responsabilità è un capitale che non puoi mortificare, ci siamo scandalizzati per 20 ragazzi che bevono una birra sui Navigli…».

Il lockdown tra Umbria e Toscana

L’attore e regista ha raccontato il periodo del lockdown. «Dal 6 marzo siamo tra la Toscana e l’Umbria, con i quattro figli. La solitudine in campagna è naturale, in città è devastante. Siamo stati fortunati, eravamo già uniti, vivere insieme così a lungo ci ha fatto accorgere dell’altro in maniera più profonda e sentimentale. La tv ci consegnava il balletto di morte, e ognuno di noi tirava fuori i propri pensieri e li ha messi sul tavolo comune che è l’amore della famiglia».

 

 

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