Dopo il lockdown, la paura: si scopre che 1 italiano su 2 non tornerà al ristorante per timore del virus

mercoledì 20 maggio 19:12 - di Redazione
la riapertura e la paura degli italiani del ristorante foto Ansa

L’Italia ha ufficialmente “riaperto”. Ma con tanti, tanti punti interrogatori. Messi sia da commercianti e ristoratori. Sia dagli utenti “liberi” di uscire e fare acquisti dopo mesi di lockdown. Già: il ristorante… Mentre i bar sono presi d’assalto, i ristoratori fanno i conti con diverse difficoltà. E far rientrare in un numero medio costi e benefici appare ancora molto, molto difficile. Nonostante ciò, molti ristoratori tra difficoltà economiche e nuovi standard di sicurezza hanno alzato le serrande, ma gli italiani sono pronti a tornare a pranzare e cenare fuori casa? La maggior parte sembrerebbe di no. Secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta, più di un intervistato su due (54,5%) ha dichiarato che, almeno nella prima settimana di riapertura, non mangerà fuori casa perché non si sente sicuro. E se il 22% è ancora indeciso, il 10,3% continuerà ad utilizzare la modalità di asporto o consegna a domicilio. Insomma, nonostante le fatiche di molti ristoranti, pizzerie e pub, sembra che solo il 13,3% degli italiani tornerà subito a mettere le gambe sotto al tavolo… fuori casa.

Addio al ristorante fino al 2021?

Ma il dato forse ancor più preoccupante, si legge nell’indagine, è che questa scelta non sembra essere momentanea, ma pare corrispondere ad un cambiamento di abitudine più radicale. Alla domanda «con quale frequenza, rispetto a prima dell’emergenza coronavirus, crede che andrà a pranzo o a cena in un ristorante, una pizzeria o un pub da qui alla fine del 2020?», solo il 21,6% degli intervistati ha dichiarato che ci andrà con la stessa frequenza di prima. Il 60,4%, pari a quasi 26,5 milioni di italiani, ha invece ammesso che ci andrà meno spesso di prima. Mentre il 16,8% addirittura non ci andrà proprio. A cambiare maggiormente abitudini sembra saranno i più anziani. Infatti, nella fascia di età compresa fra i 65 ed i 74 anni, andranno al ristorante/pizzeria meno di quanto facessero prima dell’emergenza il 63,2% dei rispondenti. E ancora meno (64,8%) saranno coloro che hanno una età compresa fra i 55 ed i 64 anni.

Distanziamento sociale, che confusione!

Altro tema affrontato dall’indagine è stato quello del distanziamento sociale. Se, a livello generale, la quasi totalità della popolazione afferma di aver chiaro il concetto (solo l’1,2% dei rispondenti ha ammesso di non sapere o non essere sicuro di sapere cosa sia), guardando più da vicino i frangenti specifici emerge che sono oltre 29,5 milioni gli italiani che hanno ancora le idee confuse sulle distanze da mantenere in alcuni dei più diffusi contesti quotidiani. Analizzando le principali situazioni comuni e luoghi pubblici, quelli in cui i rispondenti sembrano avere le idee meno chiare sono la spiaggia (il 32,4% dichiara di non sapere con certezza quale sia la distanza corretta da rispettare). I negozi di parrucchieri o saloni di estetica (31,5%). I mezzi pubblici (23%) e quelli privati come auto e moto (20,6%). Ma il dato che forse più di tutti preoccupa è quello relativo alla distanza corretta da osservare nei giochi fra bambini. In questo caso, oltre la metà dei rispondenti (il 50,9%) ha dichiarato di non sapere quale sia il comportamento corretto da tenere.

Come districarsi nella giungla delle nuove disposizioni di sicurezza

Se non si conoscono le distanze da mantenere, difficilmente si possono rispettare. Sono molti i rispondenti che hanno ammesso di non essere sicuri di riuscirci o, peggio, di sapere già da ora che non lo potranno fare. Ancora una volta il caso più critico è quella dei giochi fra bambini. Una situazione nella quale 1 rispondente su 2 (50,2%) ha dichiarato che difficilmente riuscirà a rispettare le indicazioni di sicurezza. Ma sono molti coloro che faranno fatica ad attenersi al distanziamento sociale anche in altri contesti comuni. I più ovvi? Sui mezzi pubblici (32,5%) e in spiaggia (30,1%).

I ristoratori

L’indagine ha poi voluto affrontare il tema del distanziamento sociale e delle riaperture dal punto di vista degli esercenti della ristorazione. Se, come detto, a livello nazionale solo l’1,2% ha dichiarato di non sapere o di non essere sicuro di sapere cosa sia il distanziamento sociale, guardando le risposte fornite alla stessa domanda dal campione di ristoratori coinvolto nell’indagine, la percentuale arriva addirittura al 13%. E se poi entriamo nel dettaglio delle distanze che devono essere garantite all’interno del proprio locale, la percentuale degli esercenti che non sanno o non sono sicuri di sapere arriva al 19%. Un dato preoccupante se si considera che sono proprio loro a dover applicare le regole per garantire il corretto distanziamento tra i clienti. Va detto che la rilevazione è stata fatta prima della pubblicazione del DPCM, pertanto non vi erano ancora notizie certe riguardo le distanze definitive cui attenersi.

Molti non hanno riaperto e alcuni non lo faranno più

Nonostante le oggettive difficoltà, gli esercenti della ristorazione stanno facendo di tutto per ripartire. E hanno già messo in atto moltissime, e sovente costosissime, azioni per adeguarsi alle direttive nazionali. Tra le più comuni, l’86% dei rispondenti ha detto di aver dotato il proprio personale dei necessari dispositivi di protezione individuale (mascherina FFP2 e guanti monouso). L’81% ha riorganizzato gli spazi interni del locale. Il 72% ha dovuto procedere a modifiche della capacità ricettiva. Il 71% ha dotato il proprio ristorante di dispenser automatici per l’erogazione di gel disinfettante. Pochi, per ora, coloro che hanno optato per l’installazione di separatori in plexiglass (24%). E ancora meno i rispondenti che hanno previsto la misurazione della temperatura corporea dei clienti prima dell’ingresso al locale (17%). Solo il 6% degli intervistati dichiara di non aver ancora intrapreso alcuna azione.

 

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