Olof Palme, la Svezia si arrende: inchiesta chiusa. “Skandia man”, principale sospettato, suicida nel 2000

mercoledì 10 giugno 19:00 - di Roberto Frulli
OLOF_PALME_NELLA FOTO_IL PRINCIPALE SOSPETTATO_Stig Engstrom detto Skandia man

La Svezia chiude, dopo 34 anni e senza aver risolto il mistero, l’inchiesta sull’omicidio di Olof Palme, l’ex-premier socialdemocratico svedese assassinato a 59 anni, a Stoccolma, il 28 febbraio 1986.

Il procuratore capo Krister Petersson spiega che l’inchiesta verrà chiusa perché il principale sospettato per l’assassinio di Olof Palme – identificato col nome di Stig Engstrom, conosciuto anche come “Skandia Man” – si è tolto la vita nel 2000.

Ma, aldilà delle supposizioni e nonostante la mole di milioni di documenti affastellati nell’inchiesta e gli oltre 10.000 interrogatori condotti dagli investigatori, l’intera vicenda appare appesa ad una tesi e nessuna prova certa.

Olof Palme, 59 anni, venne ucciso a Stoccolma con una 357 Magnum. L’assassino gli sparò diversi colpi  alla schiena mentre rientrava a casa a piedi con la moglie Lisbet dopo essere uscito da un cinema.

In quel momento il premier era senza protezione perché aveva congedato la sua scorta.

L’omicidio di Olof Palme avvenne in una delle strade più frequentate della capitale svedese, Sveavagen 45. E oltre una decina di testimoni affermarono di aver visto un uomo, di statura alta, sparare al premier e, poi, fuggire.

Nel corso degli anni sono state interrogate migliaia di persone per fare luce sulla vicenda.
E nel 1989 ci fu anche un’incriminazione per l’omicidio. Ma l’imputato, Christer Pettersson, un uomo con precedenti penali, venne in seguito assolto.

Stig Engstrom, emerso ora come il principale sospettato, venne ribattezzato “Skandia Man” perché era impiegato della compagnia di assicurazioni Skandia.

La sera dell’omicidio Engstrom aveva lavorato fino a tardi in ufficio, nei pressi del luogo dove venne ucciso Olof Palme. E compariva nella lista dei testimoni del delitto.

Il primo ad identificarlo come possibile sospettato è stato il giornalista Thomas Pettersson, il cui lavoro ha spinto la polizia ad indagare su Engstrom, 18 anni dopo la sua morte.

Tra le ipotesi avanzate, quelle che Engstrom abbia ucciso Olof Palme per le posizioni politiche di sinistra del premier.

Engstrom mentì riguardo alla ricostruzione delle fasi dell’omicidio. E sostenne perfino di aver tentato di rianimare Palme. In seguito, emerse che l’uomo era addestrato all’uso di armi da fuoco.

La sua ex-moglie nel 2018 rilasciò un’intervista al quotidiano Expressen riferendo di essere stata interrogata dalla polizia nel 2017.

La donna, tuttavia, escluse che il marito potesse essere l’assassino di Olof Palme, perché “era troppo vigliacco. Non avrebbe fatto male a una mosca”.

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