Mattia, il paziente 1 di Codogno, si racconta. “Ringrazio il dottor Bruno. E’ il mio nuovo papà”

venerdì 5 giugno 18:09 - di Stefania Campitelli

“Voglio ringraziare il dottor Bruno, che ad oggi reputo il mio nuovo papà. Io ho perso il mio per questa malattia e Bruno, che mi ha salvato, lo considero così”. E’ il primo grazie di Mattia, per tutti il paziente 1 italiano di Covid-19.

Parla Mattia, il paziente 1 italiano

Il 38enne, in un’intervista a Sky Tg24 mette in cima alla lista l’infettivologo del Policlinico San Matteo di Pavia, Raffaele Bruno. E subito dopo cita Annalisa Malara, l’anestesista dell’ospedale di Codogno. Che, forzando i protocolli lo ha sottoposto al tampone che ha svelato la presenza del covid 19. “Grazie al suo intuito e coraggio ha fatto qualcosa di diverso. E ha scoperto la malattia e ha fatto iniziare il tutto. E poi voglio ringraziare mia moglie che mi è stata vicino, lo so”. Ma non è finta. L’arrivo della prima figlia, Giulia, “ha coronato tutto il percorso”, dice Mattia. “Mia moglie, che ha passato la quarantena all’ospedale Sacco di Milano, aveva paura di partorire prima per tutto questo stress. Non mancava comunque molto e invece ha aspettato che ci fossi anch’io. Con anticipo Giulia è arrivata. E nonostante non fossi nel pieno delle mie forze sono riuscito ad assistere alla sua nascita. E stare con lei fino ad oggi, perché tuttora sono a riposo e me la godo tutto il giorno”.

“Oggi sembra tutto un film. Quasi a lieto fine”

Il paziente 1 italiano guarda indietro e pensa sia stato tutto un film. “Tutti questi episodi. La mia malattia, la mia guarigione. Il fatto che sia mia madre, mio padre e Valentina si siano ammalati. Mia madre e Valentina sono guariti, mio papà non ce l’ha fatta. E poi la nascita di Giulia. Tutto concentrato in un mese e mezzo scarso”. Un film a lieto fine con la nascita di Giulia. “Non voglio dire che ha cancellato tutto. Ma lo ha messo in secondo piano”.

Tra gli episodi che racconta a Sky Tg24  ce n’è uno. Che oggi fa sorridere. “Quando ho chiesto un operatore se potessi essere un caso di coronavirus. E lui in dialetto. ‘Il coronavirus Cudogn en sa neanc a du sta’. Cioè ‘il coronavirus Codogno non sa neanche dove sia di casa’. E invece siamo stati l’inizio di tutto”. Era il 20 febbraio scorso.

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