La terapia al plasma funziona. De Donno: “Nella sperimentazione 90% di tamponi negativizzati”. E non solo

mercoledì 24 giugno 15:56 - di Prisca Righetti
Giuseppe De Donno frame da video Youtube

«Il protocollo sul plasma da convalescenti funziona. È sicuro e non abbiamo osservato eventi avversi o effetti collaterali». Sulla sperimentazione in corso della terapia al plasma Giuseppe De Donno, direttore della Pneumologia e dell’Unità di Terapia intensiva respiratoria dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, scioglie definitivamente la prognosi sula terapia al plasma. Un metodo che il medico ha sempre sostenuto essere efficace e risolutivo e, oltretutto, dai costi contenuti.

Terapia al plasma, De Donno: dalla sperimentazione il 90% di negativizzazione dei tamponi

Così, nel suo intervento davanti la Commissione Affari Sociali della Camera per le audizioni sulla sperimentazione in atto, il professore torna a confermare la validità del metodo individuato per il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19 con il plasma. Non solo: in Aula è anche intervenuto sulle altre sperimentazioni in corso. «Nel protocollo Mantova-Pavia, che ha preso in considerazione l’utilizzo di plasma di pazienti convalescenti per il trattamento di soggetti affetti da gravi forme di coronavirus – ha aggiunto De Donno – abbiamo osservato che nel 90% dei pazienti arruolati (in totale circa una 50) si è ottenuta la negativizzazione del tampone. E ancora: una riduzione del tempo di ricovero di 5 giorni e una precoce sospensione dalla ventilazione meccanica per l’ossigeno-terapia. Oltre alla riduzione della mortalità di circa 11%»…

Il nostro protocollo, traino a tutta una serie di iniziative

Dati importanti, oltre che incoraggianti, che lo stesso direttore del Pneumologia e dell’Unità di Terapia intensiva respiratoria dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, illustra con convinzione e meritata soddisfazione. «Questi dati sono stati confermati anche da un lavoro pubblicato su Jama, prodotto dai colleghi cinesi. Ieri è uscito il preliminare di uno studio su 25.000 pazienti – ha ribadito De Donno –. Il nostro protocollo ha fatto da traino a tutta una serie di iniziative. Ma voglio ricordare che è stato il primo nel mondo occidentale. È un protocollo “ponte”, intanto che lo studio “Tsunami” parta. Comunque, come ho già detto un mese fa, questo studio non sarebbe riuscito a partire perché è già vecchio, sorpassato da ricerche americane. Ma ciò non è grave: succede nelle pandemie quando si deve lavorare in velocità».

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