Il boss senza reddito di cittadinanza alzi la mano: scoperti altri 37 in Calabria

giovedì 11 giugno 14:36 - di Carlo Marini

“Il reddito di cittadinanza aiuta i più deboli”, spiegavano i 5 Stelle e il loro profeta latitante (nel senso che è sparito), Beppe Grillo. Tra questi più “deboli”, spuntano invece come funghi centinaia di boss di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Qualcosa è andato storto. Mai nella storia un governo ha aiutato in modo così clamoroso le organizzazioni criminali. E i boss brindano da quando i grillini sono al potere.

I fatti sono notori. Dalle “sviste” del ministero di Fofò Bonafede, con i boss scarcerati e mai rientrati, a questa misura che premia un esercito di delinquenti. Per ora c’è una certezza: quelli dello slogan “Onestà Onestà” sono diventati i politici più amati dai mafiosi.

L’ultima scoperta arriva dalla Calabria. Sono 37 i coinvolti nell’operazione dei carabinieri di Gioia Tauro denominata “Jobless Money”. Molti sono elementi di spicco della cosca di ‘ndrangheta Piromalli-Molè di Gioia Tauro. Le indagini, condotte col supporto specialistico del Nucleo Ispettorato del Lavoro, hanno fatto emergere numerose irregolarità nelle procedure di attestazione e del possesso dei requisiti previsti.

Il reddito di cittadinanza? Lo prendono quasi tutti i boss

Tra i “furbetti” del reddito di cittadinanza figurano non solo soggetti già condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso (di cui 2 anche in atto sottoposti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno) e figure apicali della ‘ndrangheta del mandamento Tirrenico, ma anche donne che, intenzionalmente, avevano omesso di segnalare agli enti competenti all’erogazione del reddito di cittadinanza la presenza all’interno del proprio nucleo familiare di soggetti detenuti all’ergastolo in regime 41 bis, già elementi di spicco della locale consorteria di ‘ndrangheta, gravati da misure cautelari personali o condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Altra comune modalità di falsa attestazione rilevata dagli investigatori ha poi riguardato le difformita’ emerse nell’indicazione della reale residenza e dei componenti del nucleo familiare, considerato che la norma consente che l’elargizione debba essere effettuata tenendo conto anche dell’effettivo “reddito familiare” e non solo del singolo richiedente: dal caso della madre con il figlio, entrambi percettori di reddito di cittadinanza (avevano dichiarato di appartenere a due nuclei familiari distinti, benche’ nei fatti conviventi sotto lo stesso tetto); al giovane che aveva fittiziamente modificato l’indirizzo di residenza presso un’abitazione diversa, rivelatasi poi essere un vero e proprio rudere fatiscente e in stato di abbandono, privo di utenze e servizi.

Col reddito di cittadinaza nonostante le tante condanne

Eclatanti, inoltre, i casi di altre persone che, nonostante fossero state destinatarie – a seguito di condanna passata in giudicato – dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quindi impossibilitati ad accedere a qualunque tipo di beneficio pubblico, erano riusciti ad ottenere comunque l’erogazione del reddito di cittadinanza: per esempio un cittadino che, pochi mesi prima di ottenere il reddito, aveva acquistato un veicolo nuovo. Le irregolarità riscontrate hanno consentito di stimare il danno erariale in circa 279.000 euro.

 

Commenti

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  • Renato Rimondini 12 giugno 2020

    Domanda: quei pubblici dipendenti che hanno consentito tutto questo, sono quelli che marcano il cartellino in mutande? perché se è così sono tutti innocenti

  • GIUSEPPE MOSCHETTO 12 giugno 2020

    “REDDITO DI CITTADINANZA” ….. LA PIU’ GRANDE PORCATA LEGISLATIVA DI TUTTI I TEMPI!!! ABROGARE TALE LEGGE E FARSI RESTITUIRE I SOLDI INDEBITAMENTE SOTTRATTE ALL’ERARIO DA CHI NON NE AVEVA DIRITTO, E’ LA PRIMA COSA CHE DOVREBBE FARE UN GOVERNO CHE SI RISPETTI.

  • Sandy Caine 12 giugno 2020

    Grillo,tutti i 5S e tutto il PD e tutta IV devono finire davanti a un plotone d’esecuzione.

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