Forteto, morto Luigi Goffredi, l’ideologo della comunità-setta dove violentavano minori

mercoledì 10 giugno 16:46 - di Roberto Frulli
Forteto, i due capi, Rodolfo_Fiesoli_e_Luigi_Goffredi

Luigi Goffredi, considerato “l’ideologo” della comunità-setta del Forteto di Vicchio del Mugello, in provincia di Firenze, travolta dallo scandalo per gli abusi e la pedofilia, è morto domenica scorsa, all’età di 68 anni, strocato da un’emorragia cerebrale. Ma non si sono svolti funerali pubblici.

Goffredi era considerato il braccio destro del “Profeta” del Forteto, Rodolfo Fiesoli, il fondatore e capo della Comunità agricola mugellana fondata nel 1977, condannato in via definitiva a 14 anni e 10 mesi di carcere per maltrattamenti e violenza sessuale anche su minori.

L’ideologo del Forteto fu arrestato, insieme a Fiesoli, nel 1978. E con lui processato una prima volta.
Nuovamente coinvolto in un nuovo processo scaturito dalle indagini del 2011, Goffredi era stato salvato dalla prescrizione scattata all’ultimo grado di giudizio.

Nella terribile storia del Forteto, Goffredi ha rappresentato la figura dell'”intellettuale“, il teorico della “famiglia funzionale”. E, per anni, ha tenuto seminari nelle scuole.

Tre processi penali e due Commissioni d’inchiesta regionali hanno scavato nella vicenda del Forteto portando alla luce storie sconvolgenti.

I testimoni che si sono via via avvicendati – chiamati a raccontare ciò che avevano visto e vissuto in prima persona al Forteto – hanno tracciato un quadro di violenze, abusi e soprusi inimmaginabili compiuti in nome dell’ideologia.

«Sono gli anni delle comuni, degli ideali e dell’utopia – ricostruisce Sergio Pietracito, presidente del Comitato vittime del Forteto parlando del “Profeta” Fiesoli. – Io ci andai per accompagnarci una fidanzatina. Rimasi affascinato da quest’uomo carismatico. Che sembrava aver realizzato i nostri sogni di comunitarismo, solidarietà, di cattolicesimo sociale e democratico. Rodolfo era affascinante. Citava il Vangelo tutte le sere. Riusciva a rubarti l’anima. Ci ha convinti di vivere un’esperienza unica. Invece eravamo tenuti schiavi“.

«Ero stata abusata dal mio genitore naturale – racconta un’altra vittima del Forteto, Marika. – Sono arrivata lì a 8 anni, nel 1983. Dopo qualche anno il mio padre affidatario comincia a dirmi che per superare il trauma serviva che io lo rivivessi. Si abbassò i pantaloni. E mi costrinse a fare sesso orale. “Hai visto, mi disse, non è nulla di che..”».

La cosa peggiore della vicenda del Forteto era che tutto si basava sull’ideologia. E questo finì per stregare anche molti magistrati, come ipnotizzati dal substrato ideologico che permeava abusi e violenze.

Anche di fronte alle terribili evidenze, alcuni di loro non vollero credere a ciò che andava emergendo. E continuarono a consegnare al Forteto minori e disabili per l’affidamento alla Comunità. Un abisso di brutalità senza fondo.

Nel primo processo, nato in seguito alla denuncia di una vittima, le accuse parlano di atti di libidine violenta, maltrattamenti, violenza privata, corruzione di minorenne, usurpazione di titoloFiesoli e Goffredi, all’inizio, millantarono di essere medici o psicologi –  atti osceni in luogo pubblico.

Questo non impedirà a Giampaolo Meucci, presidente del tribunale dei minori, di continuare ad affidare, mentre il processo era in corso, alcuni minori al Forteto. Poiché non credeva alle accuse. Ed era convinto, invece, che fosse in atto un complotto contro la Comunità per motivi politici.

Sarà un suo collega magistrato, Piero Tony, a rivelare che «nel 1984 Meucci mi disse che niente poteva impedirgli di pensare al Forteto come a una comunità accogliente e idonea».

In 30 anni il Tribunale dei minori di Firenze consegnò a quei carnefici 86 bambini, moltissimi disabili. Inghiottiti in un gorgo di violenze e abusi sconvolgente.

Al termine del prima vicenda giudiziaria, la Cassazione conannerà Goffredi per sottrazione consensuale di minorenne e corruzione di minorenne a dieci mesi di carcere. Mentre l’usurpazione di titolo verrà amnistiata.
Fiesoli, invece, incasserà due anni di carcere per atti di libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti.

Una nuova inchiesta partì dopo la denuncia di una madre a cui veniva impedito di vedere i due figli. E, in questo ambito, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannerà lo Stato italiano a risarcire 200 milioni di lire alla donna.

A nulla servirà tutto questo. Perché il Forteto continuerà, imperterrito, a fare muro, come se nulla fosse, alle richieste della donna.
Sarà la denuncia di uno dei due figli, divenuto, nel fratempo, maggiorenne, a far partire il secondo processo. E Fiesoli verrà arrestato.

Il ragazzo, che era stato lungamente abusato, racconterà del clima di terrore, di violenze e di plagio che i ragazzi affidati dai magistrati al Forteto erano costretti a subire.

Un’altra vittima, Edoardo Martinelli, ex-allievo di don Milani, sindacalista e soprattutto tra i fondatori del Forteto, rivelerà delle avances sessuali che gli fece, una notte. Che si era infilato nella sua stanza.

Al termine del secondo iter giudiziario, il 6 novembre 2019, la Cassazione condanna definitivamente Fiesoli a 14 anni e 10 mesi di reclusione. Luigi Goffredi, invece, condannato a sei anni viene provvidenzialmente salvato dalla prescrizione.

Un terzo processo partirà quando un’altra vittima, l’ennessima, che venne affidata al Forteto dai servizi sociali all’età di 11 anni, racconterà i continui atti sessuali che era costretta a subire da Fiesoli.

Ecco cosa scrive la prima Commissione regionale d’inchiesta sul Forteto nella sua relazione del 2013.
“I ragazzi che mostrano desiderio per l’altro sesso sono «finocchi», le ragazze «lesbiche». Chi veniva scoperto era umiliato di fronte a tutti, sottoposto ai «chiarimenti». «Ti mettevano su una sedia, la sera, e ti facevano un processo. Dovevi confessare di essere preda di ossessioni sessuali anche se non era vero, o di aver subito violenza dalla famiglia di origine anche se non era mai successo».

E ancora: “«Le donne – racconta Giuseppe – erano maiale e puttane, anche la Madonna era “puttana”, perché non voleva far crescere Gesù».

Una seconda Commissione regionale di inchiesta approfondisce la vicenda. La relazione conclusiva conferma i profili sconvolgenti della vicenda Forteto.
«Al Forteto l’omosessualità era non solo permessa ma addirittura incentivata. Un percorso obbligato verso quella che Fiesoli definiva “liberazione dalla materialità”. L’amore riconosciuto e accettato, l’amore vero, alto e nobile era solo quello con lo stesso sesso. Il bene e l’amore vero erano quelli di tipo omosessuale, perché lì non c’è materia”.

La seconda Commissione d’inchiesta censura fortemente il rapporto del Forteto con la politica, con una certa parte politica. E i finanziamenti ricevuti a pioggia dalla Regione rossa.

Ciò che colpisce in tutta la vicenda, infatti, non sono solo le terribili violenze compiute su bambini inermi, fragili, spesso disabili. Ma è, soprattutto, lo strettissimo rapporto che intercorre fra una precisa parte politica e la Comunità del Forteto. Un rapporto ideologico che finisce per far sentire la setta in qualche maniera tutelata.

Non è un caso che quando verrà presentata una mozione per chiedere una Commissione parlamentare d’inchiesta il Pd si metterà di traverso. E – regnante Renzi al governo – riesce a bloccare la mozione.

“Il Forteto è stato una setta – spiegherà Sergio Pietracito, presidente del Comitato Vittime del Forteto. – Ci diceva che noi eravamo i puri di Dio. Che dovevamo donarci a lui per liberarci dalla materia. Che il mondo fuori era merda. E, quindi, non dovevamo raccontare a nessuno ciò che accadeva dentro. Perché nessuno avrebbe potuto capire. Avevamo tutti paura. Io scappai nel ’90, prima in Francia, poi in Olanda. Sono tornato dopo anni, a fatica inizio a ricostruire i rapporti con i miei genitori. La scintilla è scattata quando ad essere abusata non è stata più la vecchia generazione. E i padri affidatari hanno cominciato ad ascoltare nei racconti dei figli adottivi le stesse violenze subite da loro”.

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