Fontana: «Sono stanco delle menzogne della sinistra. Sui camici la verità è un’altra»

lunedì 8 giugno 16:35 - di Stefania Campitelli

“Sono stufo di dovermi difendere da accuse inconsistenti. Peggio, frutto di menzogne”. Attilio Fontana va al contrattacco. Dopo inchiesta di Report rilanciata dal Fatto Quotidiano sui camici. Nel mirino del quotidiano la fornitura di camici alla Regione da parte del cognato. Proprietario del marchio Paul&Shark.

Fontana: sono stanco. Nessun equivoco sui camici

In un’intervista al Giornale, il governatore della Lombardia spiega che non c’è stato nessun affare. “Per quello che so, quella era una donazione. E mio cognato ci ha rimesso. Ma cercano sempre una sfumatura negativa. Una zona d’ombra nella gestione della giunta Fontana. Qualche colpa da scontare“. Hanno messo in mezzo anche la moglie, Roberta Dini. “Ha una piccola quota (nella società Dama) e nessun potere decisionale. Ma veniamo dipinti come una congrega di affaristi senza scrupoli”. Quanto al bilancio di morti in Lombardia, ammette: “Avremo fatto i nostri errori, ma non possono incolparmi di quel che non ho commesso. E invece la sinistra e i suoi alleati montano a ogni occasione un processo sommario contro il sottoscritto”. Al Tgr Lombardia spiega nel dettaglio. “Non c’ è stato nessun equivoco. Sono stati comprati tutti i camici di tutti quelli che li producevano perché ne avevamo bisogno. Da parte dell’azienda di mio cognato sono stati donati. Quindi la donazione mi sembra che fughi anche qualunque tipo di problema”.

Sentito dai pm sulla vicenda delle minacce

”Io non sono parte attiva della faccenda”, dice invece a proposito della sentenza del Tar lombardo. Che annulla l’intesa tra Policlinico San Matteo e Diasorin sui test sierologici. “Bisogna che si faccia la richiesta al San Matteo. E sono certo che farà ricorso al Consiglio di Stato. Come è legittimo quando non si ritenga che la decisione sia corretta”.  Il governatore lombardo è stato sentito come parte offesa dal pm Alberto Nobili sulle minacce ricevute. Fontana si è detto molto preoccupato. L’inchiesta, affidata alla Digos di Milano, è a carico di ignoti.  E i reati per cui si procede sono minacce aggravate e diffamazione.

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