Basta soldi buttati per Alitalia, serve un piano intermodale per rilanciarla

mercoledì 10 giugno 11:58 - di Giuseppe Menardi

Riceviamo e pubblichiamo.

Inquadrare la soluzione della crisi di Alitalia in un piano della mobilità intermodale che, favorisca anche lo sviluppo industriale di un vettore di sistema, mi pare un’ambizione purtroppo non alla portata di questa Italia. Tuttavia se vogliamo evitare che, i soldi dei cittadini finiscano nel pozzo senza fondo della nostra compagnia di bandiera, proprio da qui bisognerebbe partire. Nel mondo connesso dei cieli, dove le infrastrutture sono sempre più spesso dominate dai vettori è fondamentale per una compagnia avere la forza di imporre gli scali che le sono utili.

Oggi in Italia il trasporto aereo continua ad essere considerato un modo di mobilità che non necessariamente deve essere in rete con il resto della rete di trasporto. In tutto il mondo gli scali aerei delle principali città possono disporre di connessioni attraverso metropolitane, strade e superstrade, ferrovie, in Italia queste infrastrutture o mancano, o sono incomplete o sono obsolete. Le due città più importanti Roma e Milano sono ancora oggi in affanno nei collegamenti con gli scali aerei cittadini. Il Trasporto aereo perciò soffre prima di tutto per la difficoltà di poter disporre di infrastrutture adeguate. Una delle ragioni profonde di questa difficoltà è che gli scali sono tutti privati in Italia o peggio appartengono a società private con azionisti pubblici che spesso si disinteressano del conto economico delle stesse.

Per capire bene di cosa stiamo parlando, si faccia riferimento alla Alta Velocità. Essa dispone di un’infrastruttura che è stata costruita, sia nella linea che per le stazioni, direttamente dallo Stato che poi la affitta ai vettori. In questo caso, con grande fatica, però si sono fatti, importanti investimenti. Gli stessi investimenti non sono considerati nel trasporto aereo, anche se poi in realtà vengono consumate risorse finanziarie paragonabili. Nel caso di AV il denaro è utilizzato per le infrastrutture, viceversa per Alitalia esso è finito nella spesa corrente.

In sostanza l’asimmetria del trasporto aereo, rispetto alle altre modalità di trasporto, risiede nel fatto che, per tutti i trasporti terrestri, compresi quelli marittimi, le infrastrutture, di rete e di accesso, sono direttamente nella disponibilità del regolatore pubblico, per il trasporto aereo viceversa il regolatore è terzo rispetto ai soggetti interessati al trasporto.

E’ evidente che se si vuole fare volare la Compagnia di Bandiera bisognerà definire un progetto di sviluppo e di utilizzo dei vari sistemi di mobilità che inducano gli utenti a servirsi del mezzo più conveniente per le proprie esigenze. Lo Stato da parte sua dovrà incrementare l’offerta per indurre l’utilizzo alla mobilità meno costosa per gli interessi generali in termini di spesa, ma anche in ragione dei vantaggi complessivi compresi quelli di natura ambientale oltre chè per gli interessi economici.

Il piano della mobilità intermodale è perciò il primo passo che il Governo dovrebbe fare se vuole cominciare a chiudere il pozzo senza fondo che è diventata Alitalia, accompagnando questo progetto con una serie di interventi che garantiscano gli investimenti senza pesare sulle tariffe, eliminando di appesantire i costi dei biglietti con balzelli a difesa della fiscalità di territorio. Il piano dovrebbe darci un sistema di mobilità che riservi a ciascun cittadino un unico modo di trasporto per raggiungere la propria destinazione. Ovviamente questo obiettivo è ideale e irrealizzabile, ma la costruzione del progetto dovrebbe avere proprio questo indirizzo, per andare in un determinato luogo si può utilizzare solo l’auto, o il treno, l’aereo o la nave, e tutto dovrebbe concorrere per dare all’utente quella modalità di trasporto che sia la più confortevole al prezzo più basso possibile.

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