Anarchici arrestati, ecco il legame con gli attentati contro CasaPound. Il gip: c’è una fitta rete giovanile

venerdì 12 giugno 19:10 - di Roberto Frulli
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Potevano contare su una fitta rete giovanile e cercavano di supportare i terroristi che avevano compiuto gravi attentati dinamitardi contro Casapound i 7 anarchici arrestati oggi dai Ros dei carabinieri. La ”disinvoltura” con cui i 7 anarco-insurrezionalisti agivano, scrive il gip di Roma nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti della cellula anarchica smantellata dai Ros, ”si evince dalla facilità con cui coordinano gli atti con finalità di terrorismo. Creando una fitta rete di forza anche giovanile su cui contare per gli attacchi di ‘punta”’. Per il giudice, è ”concreto il pericolo che gli indagati commettano reati della stessa specie”. E cita un caso come ”particolarmente inquietante”. Il gruppo di anarchici, infatti, lo scorso 21 marzo aveva diffuso due comunicati sul sito web da loro utilizzato, “roundrobin.info“. Uno dal titolo inequivocabile “Ricette per il caos: l’occasione è arrivata non rimaniamo inermi”. E un altro, altrettanto inquietante, dal titolo “L’insurrezione ai tempi del Coronavirus“. Dove gli anarchici arrestati si auspicano di sostenere le rivolte in carcere. Dando una spinta rivoluzionaria “agli sbotti d’ira”. E così  innescare la rivolta per “dare un contributo al barcollare dell’attuale sistema”. Dunque un messaggio tutt’altro che oscuro. Ma non si tratta solo di questo. La cellula romana di anarchici mirava ad una nuova fase di insurrezionalismo. Il programma eversivo e insurrezionalista del gruppo di anarchici era ben esplicitato nel documento “Dire e sedire”: creare una “nuova fase dell’insurrezionalismo italiano“. Una specie di manifesto, “fondante il programma criminoso“, secondo il gip, della cellula anarchica arrestata oggi dai Carabinieri del Ros nell’operazione Bialystok coordinata dalla Procura di Roma. Il documento, divulgato in un incontro con diversi partecipanti dell’area anarchica a Pisa il 7 ottobre 2018, “mira a realizzare, al di là delle singole operazioni repressive, una nuova e più efficace rete di gruppi anarchici d’azione – scrive il gip nell’ordinanza. – Rete basata sull’affinità e sulla complicità. Che ha lo scopo di “infrangere l’immagine di colosso repressivo-sbirresco infallibile che ci paralizza. Attraverso pratiche e metodologie che ci permettano di tessere una rete solidale e combattiva che non faccia sentire impotenti di fronte ai colpi del potere”. Portando avanti, in questa nuova fase dell’insurrezionalismo italiano, il caposaldo della Fai, della “risposta alla repressione con l’azione”. Come se non bastasse, gli anarchici arrestati oggi – e che avevano anche contatti con gruppi tedeschi e cileni – puntavano a sostenere i terroristi che avevano attentato alla libreria di Casapound. Il programma del gruppo era quello di sostenere, anche con atti di terrorismo, gli imputati nel processo “Panico”, conclusosi a Firenze nel luglio 2019 con pesanti condanne nei confronti degli imputati. Tutti accusati, tra l’altro, dell’attentato alla libreria ”Il Bargello”vicina a CasaPound Italia – di Firenze, compiuto il 1° gennaio 2017. Questo era solo uno dei tanti progetti dei 7 anarchici arrestati a Roma dai Carabinieri del Ros sotto il coordinamento della Procura. Tra gli imputati del processo Panico, in particolare grande attivismo solidale era rivolto al detenuto Pierloreto Fallanca, oggi destinatario della misura degli arresti domiciliari. Il gruppo eversivo smantellato oggi si rifaceva, in particolare, ai dettami strategici di Alfredo Cospito, ideologo della Fai, attualmente detenuto presso il carcere di Ferrara. Cospito è in carcere sia per la partecipazione alla Fai-Fri – Federazione Anarchica Informale-Fronte Rivoluzionario Internazionale –  sia per la gambizzazione dell’ingegnere Roberto Adinolfi, avvenuto a Genova il 7 maggio 2012. E a Cospito è legato il nome dell’indagine, con riferimento al libro clandestino dal titolo ”Anarchici di Bialystok 1903-1908”, edito con la collaborazione degli anarchici FAI detenuti. La prima presentazione del libro venne fatta proprio a Roma, il 25 marzo 2018, ed erano presenti due degli arrestati di oggi, Nico Aurigemma e Daniele Cortelli. Il libro clandestino contiene una inedita introduzione di Cospito. Che sottolinea, in chiave istigatoria, come le gesta degli anarchici russi, fatte di omicidi, attentati e forme di terrorismo in danno dei “padroni”, debbano trasmettere ”forza, tenacia, coerenza, esperienza viva”, ispirando le azioni degli anarchici di oggi. Ma c’è dell’altro. Gli anarchici arrestati supportavano le proprie tesi eversive e insurrezionaliste anche con scritte sui muri e manifesti contro Salvini, Casapound e le forze dell’ordine. “Morte allo Stato e ai suoi servi“, “Bomboni a Casapound e bocce alla questura“, “Salvini appeso come Benito“, “Salvini sbirro infame“, “Fuoco alle galere” sono solo alcune delle scritte fatte sui muri di Roma e di altre città italiane dal gruppo di sette anarchici arrestati oggi. E ancora manifesti con titolo “A volte, oltre il grigio della rassegnazione imperante, succede che le notti si illuminano” in riferimento all’attentato compiuto alla libreria Bargello di Firenze, legata a Casapound, dove è rimasto mutilato un artificiere. Per il gip di Roma, Anna Maria Gavoni si tratta di azioni che “incitano al compimento di delitti contro lo Stato e i suoi rappresentanti, auspicandone la morte, dal tenore offensivo e minatorio nei confronti del Ministro dell’Interno (…) e di critica radicale delle politiche governative sull’immigrazione. Con l’incitamento ad attaccare i centri di accoglienza dei migranti”. Fra gli attentati compiuti dai 7 anarchici anche quelli contro le auto di car sharing ‘Eni-Enjoy. In particolare, ai domiciliari è finito un 35enne romano, Daniele Cortelli, ritenuto responsabile del triplice attentato incendiario avvenuto a Roma, il 28 febbraio 2019, ai danni di autovetture car sharing ”Eni-Enjoy”. L’attentato venne, poi, rivendicato poi sul web in ‘‘solidarietà a tutti gli anarchici detenuti” e contro la multinazionale Eni, accusata di devastazione della Terra, in quanto ”Eni uccide e inquina in Italia e all’estero.” Altri attentati sono stati compiuti, sempre a Roma, ai danni di veicoli ”Enjoy”: il 1° dicembre 2017, in viale Jonio, quattro vetture Eni sono state date alle fiamme, sempre con della diavolina posizionata sui pneumatici. Il 14 febbraio 2019, altre due vetture sono state date alle fiamme tra via Casilina e il Pigneto. Il 28 marzo 2019, ignoti hanno incendiato con lo stesso modus operandi tre vetture nel quartiere Prati Fiscali.

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