Sansonetti spietato: «Travaglio ha imposto la sua legge, giornalisti agli ordini dei magistrati»

23 Mag 2020 11:44 - di Fortunata Cerri
Sansonetti

«Non sorprende, almeno a me, che i grandi giornali siano agli ordini, non subalterni, ma agli ordini, dei pm. A me sorprende il silenzio, che su questa vicenda non sia uscito nulla: la notizia è questa. Eppure dentro ci sono i nomi più prestigiosi». Comincia così l’intervista rilasciata da Piero Sansonetti al quotidiano Libero, a proposito delle “grandi firme”, così le ha chiamate nei giorni scorsi, della cronaca giudiziaria italiana che compaiono nelle intercettazioni della procura di Perugia che indaga, fra gli altri, sull’ex consigliere del Csm Luca Palamara. «Per anni – spiega Sansonetti – questi giornalisti si sono limitati a firmare le intercettazioni in arrivo dalle procure e adesso, solo perché c’è il loro nome, tacciono? A me non interessa, ma loro, che vivono di relata refero, dovrebbero pubblicarle». E invece non lo fanno, aggiunge,  «perché sono una casta, proprio come i magistrati: sono due facce della stessa medaglia. Perché il giornalismo italiano dal 1992-’93 ha smesso di esistere, accettando una sorta di vassallaggio nei confronti dei pm. L’indipendenza non esiste: i giornalisti giudiziari sono agli ordini del partito dei pm». Un biennio, quello ’92-’93, nel corso del quale, secondo Sansonetti, «si è aperta la ferita e saldato l’asse coi pm, è allora che nasce il “pool” dei giornalisti che segue le inchieste di Mani pulite. Il contrario di ciò che dovrebbe essere: alla faccia della concorrenza tra colleghi, tutti insieme si mettono agli ordini dei magistrati. E da allora la situazione è peggiorata». Alla domanda se non si tratti solo di giornalismo d’inchiesta, il direttore del Riformista replica: «È inchiesta pubblicare le carte delle procure e dei servizi segreti?».

Sansonetti sul caso Palamara

Quanto al caso Palamara, Sansonetti spiega che a colpirlo di più sono state soprattutto due intercettazioni: «In una Palamara e il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, discutono su come “orientare” La Repubblica, e lo fanno con grande naturalezza, come se il mestiere della magistratura fosse quello di determinare la linea di un quotidiano. Perché questa intercettazione, da parte degli stessi giornali che da anni accettano veline dei pm, non è stata pubblicata?». L’altra «è quella in cui Palamara avanza il sospetto che un illustre giornalista sia legato ai servizi segreti. Cosa sarebbe successo se un’intercettazione simile avesse riguardato un politico, ad esempio Gualtieri o Salvini?». Sansonetti delinea un quadro fatto di «giornalisti che comandano sui direttori, sugli editori e sugli altri giornalisti. Il giornalismo politico, ad esempio, ha accettato l’umiliazione e la subordinazione. Con i “giornalisti giudiziari” il giornalismo è morto, ha smesso di esistere perché non è più indipendente: è al servizio del partito dei pm». Un “partito” che, secondo Sansonetti, ha come obiettivo «il potere, anche se adesso è scosso da fratture e lacerato da divisioni interne». Un “partito” i cui leader Sansonetti indica in «Marco Travaglio, Nino Di Matteo, Nicola Gratteri e Piercamillo Davigo». Il «silenzio su questa vicenda – conclude Sansonetti – dimostra che Travaglio ha imposto la sua legge alla maggioranza degli altri giornali italiani. Del resto sono oltre dieci anni che lo inseguono».

Commenti

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  • VENIERO CARLO MARIA MORONI 4 Giugno 2020

    Un giornalista diffamatore che denunciando e accusando tutti e tutti, per farsi un nome e un pubblico, si è arricchito fino a creare un proprio giornale al costo di poche centinaia di migliaia di euro per le condanne in tribunale. Scoprire che lo ha fatto in combutta con la parte peggiore della magistratura non aggiunge nulla all’ immagine che questo pessimo giornalista aveva dato a molti con la sua pervicace malafede da censore di professione.

  • Cervohold 25 Maggio 2020

    Tutto verissimo, ma c’è anche il contrario, giudici delle procure che grazie al chiavistello dell’indagine obbligatoria su notizia di reato, vengono imbeccati da giornalisti per indirizzare indagini contro questo o contro quello.
    Sanno che basta un avviso di garanzia per distruggere carriere, la vita sociale, famigliare ed economica di chiunque, e se non si approda a nulla, si ottiene il risultato voluto e non si paga mai dazio.

  • biagio 24 Maggio 2020

    Una mano lava l’altra ed entrambe lavano la faccia …….
    Ti fornisco lo scoop, ti fornisco le prove, come il cronista ripaga la fonte (servizi, magistrati, ….. ) ?
    I media in Italia sono parte del potere: faziosi, corrotti e bugiardi.