Norma Cossetto oggi avrebbe compiuto cento anni. Il ricordo della cugina dall’Istria a Lecce

domenica 17 maggio 11:15 - di Francesco Buja

Avrebbe compiuto cento anni oggi, Norma Cossetto, se non fosse stata uccisa dalla furia delle bande titine, accecate dall’odio contro gli italiani. È il simbolo della tragedia delle foibe, perché l’allora ventitreenne studentessa istriana fu violentata e massacrata dai partigiani jugoslavi, che poi la gettarono in una delle famose cavità carsiche. Una fine ormai nota, benché le cronache non siano ancora adeguatamente attente a quella pagina della Storia italiana (più comodo pontificare su altre mattanze). Norma era prossima alla laurea in Lettere e filosofia all’Università di Padova, redigeva la tesi intitolata “Istria Rossa”, in riferimento al colore derivante dalla bauxite che si rinveniva nella sua terra d’origine.

Quando i suoi aguzzini la portarono, nuda, alla foiba, alle pendici del Monte Croce, lei ancora respirava, quindi decisero di impalarla. In occasione di quel che sarebbe stato il suo centesimo compleanno, la cugina, Erminia Dionis Bernobi, le ha dedicato una nota. Poche righe inviate all’ex dirigente di una scuola leccese, il professor Mario Biagio Portaccio, che il 26 aprile 2019 ha ricevuto la signora Erminia per la premiazione di un concorso storico-letterario e artistico sulle foibe. Quel preside ha fatto di più: nel febbraio di due anni fa ha inviato i suoi studenti nella zona d’Italia macchiata dal sangue degli infoibati. I ragazzi hanno deposto una corona d’alloro sul Sacrario della foiba di Basovizza, hanno visitato il museo storico di Gorizia e i campi di concentramento dalmati. E anche l’anno scorso giovanotti di quella scuola, l’istituto “Francesco Calasso”, hanno celebrato a Trieste il “Giorno del ricordo”, presente Erminia Dionis, che fino a qualche anno fa non era mai riuscita a condividere neanche coi familiari la propria tragedia. Finché, alla morte di Licia, sorella di Norma Cossetto, non è rimasta l’unica, a Santa Domenica di Visinada in Istria, a poter raccontare la mattanza nascosta per decenni.

Ora il professore Portaccio ha scritto un libro, che non è ancora in commercio, intitolato “Foibe. I sommersi della Storia, l’etica del ricordo, perché l’inenarrabile ritorni persona”. È la stessa intestazione del concorso internazionale svoltosi l’anno scorso per impulso dell’istituto “Calasso”, che ha coinvolto studenti di tutta Italia. Alla cerimonia di premiazione, Erminia Dionis Bernobi ha riferito la sua testimonianza di quei terribili giorni. Dovette fuggire dall’Istria e rifugiarsi presso parenti. Dolore, rimpianto, ma anche tenerezza in queste righe: «17 maggio 2020 avresti compiuto cent’anni! Tanti sono i ricordi, più tristi che gioiosi, ma non posso scordare il giorno in cui sei diventata maggiorenne: anni 21! Eri felice, avevi il mondo nelle tue mani! La vita ti sorrideva, io avevo 10 anni, ero invitata con altri bambini per mangiare i “buzzolai” e non capivo cosa volesse essere maggiorenni. Licia, tua sorella, ti riprendeva: “E non darti tante arie! Non vorrai mica comandarmi di più?”. Cara Norma, sono rimasta sola per testimoniare la verità della tua tragedia, quella brutta fine: la foiba. Sei stata onorata con la medaglia d’oro, vie, piazze, il mondo intero ti ricorda per onorare il tuo martirio! Ma io avrei preferito abbracciarti, e farti un abito per i tuoi 100 anni! Ma non avevi più bisogno di abiti. Il Signore ci ha pensato Lui! Riposa in pace. Erminia».

 

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