Magistrati contro Salvini, Meloni: “Andrebbero cacciati. Quelle chat sono un insulto allo Stato”

venerdì 22 maggio 10:53 - di Sveva Ferri
meloni

“In uno Stato normale questi personaggi sarebbero già stati cacciati dalla magistratura“. Giorgia Meloni ha commentato così la notizia delle chat tra il pm Luca Palamara e alcuni colleghi, in cui si insultava l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, sostenendo che andava attaccarlo a prescindere. Le parole scritte in quelle chat, infatti, per la leader di FdI, sono prima di tutto “un insulto allo Stato”. E ai tanti magistrati che svolgono il proprio lavoro con lealtà.

Meloni: “Il contenuto di quelle chat è inaccettabile”

Quello che abbiamo letto sul quotidiano ”La Verità”, che ha pubblicato delle chat di alcuni giudici e pm, è un insulto allo Stato e alla stragrande maggioranza dei magistrati che ogni giorno servono fedelmente la Nazione, rispettano la separazione dei poteri e dedicano la loro vita a difendere la legalità e la giustizia”, ha scritto Meloni sulla sua pagina Facebook. Per la leader di FdI è “inaccettabile che dei magistrati dicano che l’allora ministro dell’Interno Salvini debba essere attaccato penalmente, per calcolo politico, anche se agiva correttamente“.

“Liberare la magistratura dal cancro delle correnti”

“In uno Stato normale – ha sottolineato la leader di FdI – questi personaggi sarebbero già stati cacciati dalla magistratura. Mi aspetto un immediato intervento del Csm e del Presidente della Repubblica. Il premier Conte, nei suoi infiniti monologhi e discorsi, ha parlato anche di riforma della giustizia. Su questo siamo d’accordo. La prima riforma della giustizia da fare è liberare la magistratura dal cancro delle correnti; dal mercanteggiamento di poltrone e incarichi; dai giochi di potere della politica. Mettiamoci subito al lavoro”.

Commenti

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  • ADRIANO AGOSTINI 23 maggio 2020

    E’ un film già visto. Mi raccontarono che alcune toghe rosse si riunivano la sera a parlare male di Brlusconi e a come si lo poteva “far fuori”. Questa è la Magistratura che piace a Mattarella. Oggi è Salvini, domani, statene certi, sarà Meloni.

  • federico 23 maggio 2020

    L’Italia felice, o almeno l’Italia in crescita, finì 28 anni fa, proprio in questo giorno. Allora eravamo la 4^ potenza economica al mondo. Al posto dei magistrati che combattevano la mafia si insediarono quelli che eliminavano la classe politica che ci aveva dato 50 di pace e crescita, e la gente pure applaudiva, per non parlare di quelli col cappio. Cossiga aveva tentato di opporsi, e Mattarella?

  • Pino 22 maggio 2020

    Gia’, chi è capo della repubblica? con ampi poteri di ‘persuasione’ ? che ha potere di convocazione? che ha vissuto come in un ventre di vacca in quella strana cosa CSM autoreferenziale al punto tale che da se se la musicano, se la cantano, si scannano, si assolvono tutti da soli. Il sistema magistratura fu costruito come ‘Ordinamento dello Stato’ volutamente, per evitare la possibilità di ricatti contro la politica, protetta sotto l’ombrello della immunità parlamentale. Tutto distrutto e questi sono i risultati !!!!!!

  • Amsicora 22 maggio 2020

    I magistrati intercettati spiegano molto bene perché l’azione di Salvini era lecita. I clandestini sono formalmente invasori e per questo qualsiasi azione del Ministro dell’Interno volta a impedire l’”Invasione” è lecita. Credo che tutta l’opinione pubblica che desidera difendere l’operato di Salvini debba utilizzare questa motivazione inecceppibile.

  • Corado Moraldi 22 maggio 2020

    cara Giorgia, questo si chiama lo stato PD !!!!!

  • flavio bettoni 22 maggio 2020

    penso che non ci siano parole per commentare.
    di solito il capofamiglia dovrebbe prendere delle decisioni, pertanto Mattarella tocca a te

  • fazio 22 maggio 2020

    poi ci lamentiamo che gli stranieri non vengono ad investire in Italia eccolo il risultato giudici politicizzati e lungaggine dei processi a quanto la riforma della giustizia e soprattutto se un giudice vuole entrare in politica alla fine del suo mandato deve essere vietato rientrare nella magistratura.

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