Chiara Colosimo sfida Zingaretti: «Sulle mascherine fantasma attendo ancora una risposta…»

venerdì 8 maggio 15:20 - di Andrea Giorni
Chiara Colosimo
Chiara Colosimo, è la consigliera più giovane del gruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Lazio. Ma sicuramente, forse anche grazie proprio alla giovane età, la più battagliera. È grazie a lei che è stato scoperto il caso delle mascherine fantasma. Dal sito 7colli ieri ha fatto – come l’ha definito lei stessa «un appello agli uomini liberi. Un atto d’amore, una richiesta disperata di coraggio, di mettersi in piedi per l’Italia».
Consigliere Colosimo da dove nasce il suo sfogo?
«Ieri dopo due mesi di chiusura si è riunito il consiglio regionale solo per approvare una riforma del regolamento che permette al consiglio stesso di riunirsi in via telematica. Una buffonata che sa di presa in giro nei confronti soprattutto degli operatori sanitari che ancora aspettano di sapere chi paga per le mascherine mai arrivate e dei cittadini e degli imprenditori della Regione che vogliono sapere come possono uscire “vivi” da questa crisi. Ho iniziato a far politica fin da piccola tra sogni e ideali e non intendo piegarmi ai regolamenti e ai compromessi, cerco di rimanere fedele alla ragazzina che sono stata. Viviamo un periodo storico unico, paragonabile forse al dopoguerra, ma questa guerra ha un nemico invisibile, il Covid19 e tanti altri nemici subdoli, quelli che si annidano tra i non detti, i non fatti ed i riti stanchi di chi balla il valzer delle istituzioni».

L’ha pure definito un appello a uscire dal grigiore della politica?

«È vero e l’assicuro che il mio appello è rivolto sia a destra che a sinistra. Vede, è passato più di un mese dalla mia interrogazione al presidente Zingaretti sulla vicenda mascherine. E lui non si è mai degnato di rispondere a tutte le mie domande. Ha ripetuto sempre i mantra che conosciamo bene. Prima dicendo che erano fake news, ora, quando si è accorto che non gli credeva più neanche il commissario Montalbano, ha incominciato a dire che la Regione è parte lesa. Io, invece, e torno alla sua domanda, pretendo una risposta politica. Perché la responsabilità è politica non della regione intesa come istituzione. Mi dispiace per il presidente Zingaretti ma io non sto zitta, ho parlato per prima e smetterò di parlare per ultima, cerco solo le risposte che non ho avuto. Quelle che dovrebbe dare anche ai suoi stessi colleghi di partito che non se ne capacitano. Come si può non indignarsi e fuggire davanti allo scandalo che ha visto protagonista la regione che presiede? Come si può cercare di bollare come bufale milioni di euro usciti senza tornare e senza portare una sola mascherina FFP2 ed FFP3 nella sede della protezione civile regionale? Come si può giustificare l’ombra nera di un imputato in un processo di camorra a garanzia di una polizza palesemente falsa?».

Come si può immaginare che tanta arroganza e tracotanza non abbia effetti disastrosi?

«È la domanda che mi sono fatta anche io. Il problema è che loro, dopo Mafia Capitale, lo stadio della Roma e il recente il caso Palamara, pensano di godere di un’immunità che però sono convinta non li salverà dall’ira del popolo. Lei non sa quanti messaggi che mi arrivano dai cittadini per spronarmi ad andare avanti a non fermarmi. Niente sarà più come prima e mentre una famiglia normale è costretta a rivolgersi alla rete della solidarietà per poter dare da mangiare ai propri figli, loro provano a relegare a polemica politica lo sperpero di milioni di euro pubblici».

Giovedì prossimo sembra che Zingaretti abbia deciso di venire finalmente in aula?

«Speriamo che non arrivi a testa bassa come l’ultima volta che lo abbiamo incontrato ma ci parli guardandoci in faccia dandoci le risposte che vogliamo e non nascondendosi dietro alle solite frasi fatte. In me rimane l’orgoglio come opposizione di aver fatto il massimo per smascherare chi ha fiutato l’affare e chi colpevolmente glielo ha permesso».

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