Caos nel governo: il “decreto maggio” è un altro regalo alle banche

domenica 10 maggio 17:23 - di Lucio Meo

In giornata, salvo sorprese, ci sarà l’incontro Conte-capi delegazione per chiudere sul dl imprese. Ma i nodi sono tanti, a cominciare dalle banche. Mentre il premier e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, accelerano per un decreto che doveva essere di aprile e poi diventato di maggio, si aprono crepe nella maggioranza per un provvedimento che molti reputano lontano dall’essere pronto per ottenere il disco verde del Cdm.

Il decreto aprile che diventerà maggio…

Non è un caso che qualcuno già dia per scontato che il via libera arrivi  stasera ‘salvo intese’, formula che sta a significare che il testo resta ‘aperto’, da rivedere e correggere prima dell’invio in Parlamento, “non è il massimo per un decreto di 55 miliardi”, lamenta una fonte di governo di primo piano.

L’ultima bozza, risalente a mezzanotte e trenta, riporta su ogni pagina la dicitura ‘bozza non verificata’, ed è stata inviata ai ministri solo alle 9.30 di questa mattina, raccontano diverse fonti di maggioranza all’Adnkronos. Si tratta di un testo di ben 434 pagine, ecco perché Iv chiede che il preconsiglio -che dovrebbe tenersi nel pomeriggio- slitti, per avere più tempo a disposizione per studiare e approfondire il testo. Non solo.

Tante le misure proposte dai diversi ministeri -lamentano in particolare dalle file del M5S– che non hanno trovato spazio nel testo, il che sta generando parecchio malcontento. Ci sono inoltre nel testo delle norme sulle banche che non piacciono affatto ai 5 Stelle, che intendono fare chiarezza.

Un regalo alle banche invece che alle imprese?

In particolare, nell’ultima bozza è previsto un sostegno pubblico per le “procedure di liquidazione coatta amministrativa di banche di ridotte dimensioni”, si legge nel testo. Anche per questo c’è chi vorrebbe più tempo per arrivare in Consiglio dei ministri, la cui riunione si auspicava di tenere tra stasera e domani mattina. “Il testo è lontanissimo dall’essere condiviso – spiega un ministro di peso all’Adnkronos – manca la quantificazione delle misure e non c’è chiarezza sul perché moltissime proposte siano state eliminate. Per me è contro il buon senso farlo prima di domani sera, se non martedi'”. Nel mirino soprattutto il presidente del Consiglio e il responsabile del Mef, Roberto Gualtieri. Anche per l’entità degli aiuti a fondo perduto.

La lite nel governo e nella maggioranza

D’altronte il ‘brogliaccio’ che raccoglieva tutte le proposte arrivate dai ministeri era di oltre 700 pagine, tantissime idee per una coperta che, per quanto ampissima -ben 55 miliardi- non può comunque arrivare a coprire le richieste di tutti. Il Cdm, per molti, ha bisogno di più tempo, “minimo domani sera, ma anche martedì, mercoledì – ragiona un ministro – perché se è vero che il Paese ha bisogno di risposte, le risposte devono essere chiare e non raffazzonate”.
La norma particolarmente invisa ai 5 Stelle è a pagina 286 del maxi decreto.

E prevede un sostegno pubblico di 100 milioni di euro per la vendita di piccole banche ‘decotte’. In pratica, la procedura che fu prevista per Banca Etruria nel 2015, ovvio che per i 5 Stelle sia un boccone amaro da mandare giù. Sul fronte di Italia Viva, invece, si registra malcontento in particolare su due aspetti del dl: le norme sulle famiglie e quelle sulle imprese. “Si continua a lavorare in un’ottica costruttiva e collaborativa – assicurano dal partito renziano- ma serve più tempo”.

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