Brumotti dopo l’ultima aggressione confessa: «La mia è una vocazione. Come la fede per i preti» (video)

lunedì 25 maggio 17:13 - di Lara Rastellino
Brunotti frame da un video postato su Youtube

Più che un reporter d’assalto, Vittorio Brumotti è un inviato di Striscia la notizia tra i più “assaliti” di sempre. Quello di cui si sente investito, per sua stessa ammissione, è una missione. La sua coraggiosa campagna anti-spaccio nelle zone più malfamate e presidiate dai pusher nelle città italiane. Il suo accanimento sociologico contro l’atto incivile dell’occupazione di un posto auto riservato ai disabili. La sua caccia all’ultimo abuso edilizio e spreco di denaro pubblico, lo hanno fatto conoscere e diventare celebre agli occhi dei telespettatori. Ma essere un beniamino dell’onestà sembra gli costi ogni giorno più cara…

Brumotti si confessa al “Corriere” dopo l’ultima aggressione

«Il mio obiettivo è risvegliare le coscienze. Il mio motto è andare a riprendermi il territorio dove comandano le mafie». A rivelarlo è lo stesso Vittorio Brumotti che, in un’intervista al Corriere, parla all’indomani dell’ennesima aggressione subita a Milano a Porta Venezia, ad opera di un gruppo di spacciatori. «Mi hanno colpito al volto con il bastone della mia gopro – racconta – una botta fortissima. Sono anche svenuto per qualche secondo». L’inviato della trasmissione satirica di Antonio Ricci rivela, nonostante le tante disavventure subite nel corso delle sue incursioni in ambienti della criminalità, di farlo per «vocazione. Come la fede per i preti».

«La mia è una vocazione. Come la fede per i preti»

Per questo non mi piace quando strumentalizzano i miei servizi. Io mi muovo solo quando mi chiamano i cittadini esasperati da situazioni insopportabili», spiega dalle colonne del quotidiano di via Solferino. Una “‘vocazione” che i suoi familiari e la sua fidanzata sanno che non possono arginare. Limitare. Mettere in discussione. «Togliermi tutto questo è come togliermi l’ossigeno. Quando prendo le mazzate la prima cosa a cui penso sono i miei cari, ma sanno che non mi possono fermare. Sarebbe una battaglia persa», dice Brumotti. Una delle tante battaglie della sua movimentata quotidianità.

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