9 maggio, sì alla proposta di un museo multimediale per le vittime del terrorismo

sabato 9 maggio 10:00 - di Federico Mollicone

Il 9 maggio del 1978 le Brigate Rosse uccidevano Aldo Moro. Il rapimento, il massacro delle forze dell’ordine della scorta, i cinquantacinque giorni della prigionia e, infine, l’assassinio, rappresentano uno dei momenti più tragici degli anni della storia repubblicana, che oggi commemoriamo assieme a tutte le altre vittime del terrorismo, spesso ancora alla ricerca della verità storica e giudiziaria, a cui vorremmo dedicare un Museo delle vittime del terrorismo e delle Stragi sostenendo l’idea di Pietro Folena in nome di una ritrovata unità nazionale nel ricordo. Lo immaginiamo esperienziale e multimediale sempre con contenuti in aggiornamento e con un comitato scientifico espressione di tutte le parti politiche. Presenteremo una proposta su questo progetto.

Ma sulla vicenda Moro e sulle altri stragi non si può lasciare ancora la parola solo agli storici.

Penso a Ustica, recentemente tornata alle cronache per una sentenza civile che di fatto sostituisce quella penale dando per scontato che ci sia stato un atto di guerra, nonostante i rilievi peritali che confermano una esplosione nella toilette del velivolo e le note dei documenti di Giovannone su cui non è mai stato chiarito se anche Ustica fosse inclusa nella strategia di ritorsione dei palestinesi per i fatti di Ortona, ancora incredibilmente secretate, ma anche dai riverberi dei lavori della commissione Moro 2, come indicato da Bonazzi e Farinelli in “Ustica”, o ai misteri attorno i passaporti falsi cileni della strage di Bologna e le presenze accertate di operativi della rete Separat di Carlos nelle ore dell’attentato, o alle criticità su Maria Fresu e il mancato ritrovamento del corpo come emerso dalle nuove perizie e denunciato dallo scoop di Francesco Grignetti su La Stampa di qualche giorno fa.

Con l’Intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto” abbiamo cercato, sin dalla fondazione dallo scorso Agosto, di portare avanti in parlamento le principali battaglie per la verità, un obbligo morale verso le vittime.
Mi corre obbligatoria una riflessione: la meridiana attorno il quale si struttura larga parte della storia del terrorismo italiano degli anni ’70 e ’80 è il cosiddetto “Lodo Moro”. Se ne parla da decenni ma nessuno ne ha mai ammesso ufficialmente l’esistenza. Ci sono atti delle principali commissioni d’inchiesta parlamentari, su cui hanno lavorato politici esperti e raffinati come Vincenzo Fragalà, Alfredo Mantica, Enzo Raisi, Gero Grassi e Beppe Fioroni, ci sono lavori preziosissimi di consulenti come Giampaolo Pellizzaro e Silvio Leoni e scritti di analisti come Valerio Cutonilli, eppure il “Lodo Moro” – quel patto segreto che sarebbe stato stipulato nella prima metà degli anni Settanta tra i nostri servizi segreti e alcune frange palestinesi per evitare attentati in Italia a fronte del passaggio di armi e uomini sul nostro territorio – riemerge costantemente nei discorsi legati ai tanti misteri della storia italiana.

Grazie al costante lavoro di inchiesta e di informazione di analisti, giudici, giornalisti, così come dalle evidenze mostrate nel suo ultimo libro “Moro. Il caso non è chiuso.” dall’ex Presidente della Commissione Moro 2 Fioroni e della giornalista Calabrò, risulta sempre più chiaro il legame che vedrebbe l’omicidio Moro nel quadro internazionale e legato alle operazioni della rete del terrorismo internazionale e dell’intelligence sovietica, ovvero alla guerra fredda italiana che ancora molti stentano a riconoscere.

Molti degli atti di quegli anni sono tuttora secretati, nonostante le nostre continue richieste.
La tragedia che coinvolse Moro ha ancora risvolti nascosti e, per questo, chiediamo che i 150 documenti del caso riguardanti la strage di Bologna e altri casi di terrorismo interno e internazionale vengano, finalmente, desecretati. Quella che abbiamo saputo sulla tragedia di Aldo Moro finora ha tenuto fuori dal perimetro politico, storico e giudiziario verità enormi, come il cosiddetto “Lodo”.

Chiediamo, nell’anniversario della tragica morte di Moro, che Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati presentino alle Camere la nostra proposta di legge per la costituzione di una Commissione d’inchiesta sui fatti avvenuti in Italia durante gli anni della Prima Repubblica – fra gli altri, Bologna, Ustica e il sequestro Moro – e sulle connessioni internazionali ad essi collegati.

Il Parlamento non può non garantire terzietá e imparzialità, vista l’estrema importanza degli eventi sul piano internazionale, coinvolgenti anche i nostri servizi segreti, la nostra classe politica, la nostra affiliazione internazionale e molti aspetti cruciali per la sicurezza nazionale.

Il Parlamento italiano, anche attraverso il Copasir con il nostro Vicepresidente Urso,  deve continuare questa ricerca della verità sul dopoguerra italiano che sembra non finire mai laddove la magistratura – anche oggi – insieme a trasmissioni di giornalismo fantasy rilancia le sempre utili “trame nere” al soldo miserevole di mandanti atlantici.

Sempre e solo per la ricerca della verità e per onorare il ricordo delle vittime di queste stragi. La verità, non una verità.

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