Mar 26 2020

Gloria Sabatini @ 14:03

Rampelli: «Draghi? No grazie. Temo l’effetto dei tecnici. Non dimentico i disastri di Monti»

“Abbiamo sempre chiesto un maggiore coinvolgimento del Parlamento”. Fabio Rampelli fa una premessa d’obbligo. Per poi attaccare ad alzo zero. “Un conto è immaginare che tutte le attività del Paese siano interrotte. Cosa non possibile. Un conto è sapere che ci sono medici, operatori sociosanitari, forze dell’ordine, farmacisti, cassieri dei supermercati che stanno lavorando. Prendendosi tutti i rischi. Se siamo su una nave, non è che il comandante può andarsene mentre affonda. Come fece Schettino“.

Rampelli: Conte non faccia come Schettino

Dai microfoni di L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus  il vicepresidente della Camera fa il punto. All’indomani dell’informativa di Conte a Montecitorio. “Il comandante deve continuare a svolgere la propria attività. Rispettando tutte le prescrizioni sanitarie. In una fase di difficoltà come questa si devono trovare le modalità di condivisione. Altrimenti si scivola verso la deriva autoritaria”. Il deputato di Fratelli d’Italia non fa sconti al governo. “Certe cose si possono fare in Corea del Nord, non Italia. Siamo collaborativi anche facendo l’opposizione. Per noi la nazione viene prima della fazione. Ma devono ascoltarci”.

“L’idea di Rutelli è da verificare”

“Certo che il presidente del Consiglio debba metterci la faccia come altri”. Così Rampelli a proposito della comunicazione del premier. “Ma un conto è metterci la faccia e fare lo speaker. Altro conto è fare tutto da solo. Anche perché non è che siamo di fronte a una persona che abbia esperienza. E una persona che è stata scelta all’esterno perché Salvini e Di Maio non si mettevano d’accordo sul premier”.

Sulla proposta di Rutelli, di far riunire il Parlamento negli spazi della fiera di Roma  è possibilista. “Può essere una soluzione. Fermo restando che va approfondita e testata. Perché il problema è anche l’assembramento all’ingresso. Ciò che non sarà facile garantire è il trasferimento degli uffici legislativi. Documentaristi, archivisti, che sono fondamentali”.

L’Europa così non va. Non ci serve

“A volte capita, non soltanto nei grandi contesti, che da una situazione di difficoltà possa nascere una fase di risorgimento. Di riscatto. Mi auguro che l’Europa capisca che le procedure con cui abbiamo camminato fin qui sono insufficienti.  L’Europa deve riguardarsi dentro. E capire che ruolo intende esercitare”. Per Rampelli l’attuale Ue ha dimostrato tutte le sue fragilità. “L’Ue deve uscire fuori dalla secca degli egoismi nazionali. Non ho ancora incontrato una persona che abbia difeso il comportamento dell’Europa. Gli Stati europei hanno avuto comportamenti vergognosi. Come quelli di requisire le mascherine che avevamo ordinato noi”. Germania e Olanda contro i Coronabond? “Mi aspetto che ci sia un colpo di reni. E che lo spirito europeo prevalga sugli egoismi nazionali. Il Mes non va firmato. La cosa migliore sarebbe emettere i Coronabond. E trasformare anche la Bce. Perché non ha senso che una Banca centrale europea sia nelle mani degli istituti di credito privati”.

“Draghi? No grazie. Temo l’effetto Monti”

Draghi? No grazie, conclude Rampelli. “Il circuito mediatico,  sulla spinta di ambienti di varia provenienza, già da tempo caldeggia questa ipotesi. Che arriva di rimessa sul tavolo della politica. E questo già a me non piace. Draghi è una persona di elevatissima professionalità. Però deve trovare il suo spazio nel suo contesto, se lo vorrà. Il sistema del credito italiano abbia avuto modelli di gestione opinabili”.  “Draghi – continua Rampelli – ha presieduto la Banca d’Italia. Bisogna essere oggettivi e capire se qualcosa non sia sfuggita anche a Draghi. Inoltre, se ha rappresentato il mondo del credito,  può rappresentare la loro controparte cioè i popoli? Ho paura dell’effetto Monti. Che da presidente del Consiglio è stato un disastro oggettivo”.