L’Ugl: “L’Italia non si svende. Lanciamo un piano Marshall per la rinascita della nazione”

martedì 24 marzo 12:52 - di Redazione
ugl capone

Oggi il sindacato nazionale Ugl (Unione Generale del Lavoro) compie 70 anni. Una giornata speciale, che segna l’avvio di un nuovo percorso, caratterizzato anche dal cambio del logo. Erede della Cisnal (Confederazione Italiana Sindacati Nazionali dei Lavoratori), “l’Ugl, unico sindacato di destra, deve essere capace – afferma il Segretario generale Paolo Capone – di cogliere con sempre più attenzione le vere priorità in un mondo in continua trasformazione, restando vicina a tutti i lavoratori, soprattutto in un momento di particolare difficoltà come quello che stiamo vivendo”.

L’Ugl accusa: il governo affronta l’emergenza con incertezza

“Purtroppo – continua Capone – il Governo sta affrontando queste urgenze con incertezza, confusione e misure insufficienti. In queste ore, infatti, il pressappochismo con cui si prendono le decisioni sta esponendo la salute dei lavoratori ai rischi per il contagio da Covid-19. Occorre maggiore chiarezza e serietà nell’elencazione delle attività da svolgere, aggiornate con Dpcm annunciato nottetempo. E l’Ugl è pronta a sostenere le agitazioni dei lavoratori per l’applicazione di ogni misura necessario per la tutela della salute nei luoghi di lavoro”.

Il sindacato invita il parlamento a convocarsi a oltranza

“Per tale ragione crediamo che vada convocato permanentemente il Parlamento per adottare scelte condivise da maggioranza e opposizione. Nell’immediato occorre agire attraverso maggiori contributi alle Partite Iva e ai professionisti, facilitare l’accesso al credito delle Pmi italiane, dando loro più liquidità per far fronte alle spese e non tagliare i posti di lavoro. Servirebbe un vero e proprio Piano Marshall di investimenti a lungo termine e la definizione di un protocollo d’azione a cui tutte le aziende devono uniformarsi per proteggere la salute dei lavoratori”.

L’Ugl, basta con la globalizzazione

E proprio la tutela di chi lavora è uno dei punti di forza dell’Ugl, che da anni promuove la campagna “Lavorare per vivere”, con cui sta sensibilizzando l’opinione pubblica sul fenomeno delle “morti bianche”, allo scopo di migliorare la formazione dei lavoratori e le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. Non solo. L’Ugl fonda le sue radici nel principio della partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese, enunciato dall’art. 46 della Costituzione italiana, “per contribuire all’elevazione sociale del lavoro e mettere al centro della sua visione il valore della persona, in un’epoca di allentamento dei diritti dei lavoratori e di impoverimento dei redditi”.

La sfida è complessa, il sindacato nazionale è pronto

Oggi, dice Capone, “complice il Coronavirus, il mondo del lavoro scopre un diverso modello di organizzazione attraverso l’implementazione nelle aziende dello smart working. Questo consente di gestire al meglio attività produttive, cura delle persone e dell’ambiente. La sfida è complessa, ma l’Ugl è pronta a mettere in campo esperienza, conoscenza del tessuto produttivo, idee economiche. Tutto ciò ridefinendo il ruolo del sindacato in un’Europa che pretendiamo non sia subordinata solamente alla finanza, ma che sia vicina alle esigenze dei cittadini”.

Le imprese delocalizzate tornino in Italia

Per Capone insomma “occorre rendersi conto che è giunto il momento di correggere le distorsioni di una globalizzazione, che pur essendo fonte di nuove prospettive economiche e culturali, mostra come il rallentamento di uno Stato condizioni gli stili di vita di un’altra nazione. La vicenda Covid-19 dovrà inevitabilmente portarci a ripensare il modo di produrre. Aver delocalizzato e frammentato le catene produttive è stato un errore. Ed ora è quanto mai opportuno che quelle di carattere strategico debbano tornare in Italia. È il momento di cogliere tale opportunità – conclude – per ripensare il sistema economico globale, che andrebbe rifondato puntando maggiormente sui diritti e sulla sostenibilità sociale, senza le quali non vi può essere la crescita e la buona occupazione.

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