Giangrande in via di guarigione dopo la positività al virus. “Sono solidale con gli uomini in divisa”

giovedì 26 marzo 17:56 - di Elena Ricci

Nel 2013 dopo aver perso il grande amore della sua vita, perse l’uso delle gambe a causa dell’attentato di cui fu vittima all’esterno di Palazzo Chigi e per il quale il suo aggressore sta scontando una condanna di 16 anni. Da allora, la vita del maresciallo dell’Arma dei Carabinieri Giuseppe Giangrande, 57 anni, è cambiata per sempre. Al suo fianco l’amore di sua figlia Martina, l’antidoto alla sofferenza, un vero e proprio inno alla vita.

Gli è stata accanto, appena ventenne, quando fu gravemente ferito e per tutto il tempo della riabilitazione. Allo stesso modo è stata al suo fianco adesso, durante un’altra dura battaglia: quella contro il coronavirus.

Il maresciallo Giangrande, infatti, è risultato positivo al tampone qualche settimana fa. «Non è del tutto passata, non è stato ancora debellato, siamo in via di guarigione – racconta al Secolo -. Sono in casa, ho la compagnia di mia figlia che sta affrontando la sua seconda quarantena».

«Non so come sia successo – dice – sicuramente durante il tragitto che compio dalla mia abitazione per andare a fare fisioterapia. Non ho altri motivi per i quali uscire, se non questi. Certo è – prosegue ironicamente – che non mi ha toccato le spalle e non mi ha chiesto permesso prima di entrare. Quando meno te lo aspetti può arrivare il contagio».

Non si abbatte il maresciallo Giangrande, lui che ha sfidato la morte ed è rinato per la seconda volta: «Bisogna avere pazienza – dice – possiamo farcela. Se abbiamo pazienza, rispettiamo le regole e la smettiamo di uscire per le stupidaggini, ce la faremo».

E’ l’invito che rivolge a tutti, l’unico modo per arginare il contagio e per preservare la salute delle persone che abbiamo a cuore. Il maresciallo Giuseppe Giangrande invita tutti a restare a casa anche per non vanificare l’impegno e l’enorme lavoro di medici, infermieri e forze dell’ordine.

A proposito di queste ultime a lui tanto care, dice: «Sono solidale con tutti gli uomini e le donne in divisa in trincea. Il lavoro che svolgono è certosino, veramente impegnativo e di grande sacrificio. A tutti loro va il mio più grande in bocca al lupo. Cioè che fanno è encomiabile».

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