Confintesa, i segretari Prudenzano e Ratti scrivono a Conte: ci dice di stare a casa, poi gli uffici restano aperti?

10 Mar 2020 19:09 - di Redazione
Coronavirus in Italia foto Ansa

Confintesa scrive a Conte. Attraverso i segretari Francesco Prudenzano e Claudia Ratti. Che si rivolgono direttamente al premier. E partendo dalle contraddizioni più evidenti, la lettera evidenzia una serie di problematiche che non possono non essere affrontate e risolte tempestivamente.

Confintesa scrive a Conte

«Signor Presidente del Consiglio, come ha detto Lei, citando una celebre frase di Winston Churchill, stiamo attraversando l’ora più buia della nostra Storia moderna», è l’incipit della missiva. Che poi prosegue. «Proprio per questo c’è bisogno della massima coesione non solo tra le forze politiche di maggioranza e opposizione ma è necessario che anche le forze sociali, tutte e indistintamente, si facciano carico del grave momento che stiamo attraversando. Non solo dal punto di vista sanitario ma anche da quello economico e sociale». E quindi, «nello specifico ci riferiamo al DPCM da Lei firmato il 9 marzo dove viene estesa la cosiddetta zona rossa su tutto il territorio nazionale. Non possiamo che condividere, in quanto suggerita dalla comunità scientifica, tale disposizione», leggiamo nella lettera indirizzata al premier Conte.

Nella missiva tutte le contraddizioni del Dpcm

Che poi aggiunge anche: «Ma riteniamo che in quanto rappresentanti dei lavoratori, sia del Pubblico Impiego che del settore privato, tale disposizione per essere realmente efficace deve essere accompagnata da ulteriori provvedimenti che siano coerenti con il Suo appello agli Italiani “state a casa”. Signor Presidente, non è possibile invitare i nostri concittadini a stare chiusi in casa ed uscire solo per comprovati e seri motivi. Chiudere i locali pubblici alle 18. Vietare, giustamente, assembramenti. E poi lasciare aperti gli uffici pubblici con il rischio che il contagio possa ulteriormente diffondersi. La salute è una priorità e lo Stato deve farsi carico, sia nel pubblico che nel privato, di evitare che il Covid-19 si diffonda ulteriormente. Si faccia uno screening dei servizi essenziali che non possono essere interrotti e si agisca di conseguenza».

Ci dice di stare a casa ma gli uffici restano aperti?

In sostanza, ribadisce Confintesa nella lettera firmata da Prudenzano e Ratti, «le amministrazioni pubbliche devono, quindi, uniformarsi e chiudere tutti gli uffici pubblici. Garantendo esclusivamente i servizi pubblici essenziali. Mediante la costituzione dei presidi con il personale a rotazione. Riconoscendo a tutti gli altri dipendenti che l’assenza sia disciplinata dall’articolo 19, comma 3, del Decreto-Legge 2 marzo 2020, n.9». «Non possiamo più accettare – proseguono i due segretari di Confintesa – che il personale ispettivo continui, in un momento di emergenza sanitaria, ad effettuare le verifiche. Non possiamo accettare che si mandi un funzionario dell’agenzia delle entrate a svolgere l’attività ordinaria di accertamento, verifica, riscossione. E non possiamo accettare che il personale giudiziario svolga il proprio dovere nelle cancellerie, a fronte di personale di magistratura che lavora da remoto. Così come non possiamo accettare che gli uffici immigrazione siano ancora aperti e mettano a rischio la salute del personale del Ministero dell’Interno. E gli esempi potrebbero continuare numerosi»…

La richiesta di un tavolo tecnico tutte le sigle sindacali e le associazioni datoriali

E, soprattutto, sottolinea in rosso Confintesa, «è inammissibile che i dirigenti pubblici invitino il personale a consumare ferie e permessi personali per sopperire alle lacune del legislatore, e nel contempo il governo intimi a tutti … “restate a casa”». Per tutto quanto appena enunciato, e anche per molto altro ancora, Confintesa termina la sua missiva chidendo a Conte la convocazione di «un tavolo tecnico per affrontare lo stesso problema nel settore privato. In quanto non possono esistere due pesi e due misure tra i lavoratori italiani e l’onere di quanto previsto dal DPCM da lei emanato non può essere sostenuto solo dalle imprese». pertanto, concludono Prudenzano e Ratti, «a tale tavolo tecnico la preghiamo di convocare, per avere il massimo della condivisione, tutte le sigle sindacali maggiormente rappresentative nel Pubblico Impego e nel settore privato oltre che le Associazioni datoriali». Ora Conte cosa risponderà?

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