Ci apprestiamo a vivere una crisi profonda, è tempo di “Helicopter money”

venerdì 20 marzo 9:48 - di Stefano Massari
crisi

Riceviamo da Stefano Massari e volentieri pubblichiamo un’analisi sulla crisi

La crisi economica che ci apprestiamo a vivere sarà una crisi molto più profonda di quella iniziata nel 2007 negli USA e conosciuta come crisi dei mutui “sub prime” o crisi Lehman Brothers. Quella del 2007 è stata una crisi che, partita da uno specifico settore, quello finanziario, ha progressivamente contagiato l’economia reale. Ad una crisi di natura finanziaria i governi e le banche centrali di tutto il mondo hanno risposto con strumenti finanziari. Si è chiesto agli Stati di far fronte alla sottocapitalizzazione delle Banche e alle banche centrali di aiutare gli Stati con lo strumento del “quantitative easing”.

La crisi, la Bce, la situazione attuale

Ma cosa è il “quantitative easing” o, in italiano l’alleggerimento monetario? Comprenderlo è essenziale per capire la situazione attuale. La BCE per evitare la crescita dello spread, ovvero del tasso di rendimento dei titoli di stato sul mercato secondario, ha iniziato ad acquistare titoli in possesso delle banche. Uno Stato, ad esempio l’Italia, ha emesso BTP che sono stati comprati dalle banche, le banche hanno poi rivenduto i titoli alla BCE. L’alleggerimento quantitativo, in altri termini, è stato mediato dal sistema bancario. Questo metodo, che per i ristretti compiti della BCE rappresenta già un passo avanti, ha avuto come conseguenza quello di far esplodere l’indebitamento degli Stati.

Il debito pubblico

Il debito pubblico in Francia è passato dal 64,5% nel 2007 del PIL al 100,04% nel 2019, nel Regno unito dal 41,5% al 83,1, in Italia dal 103,9 al 135,7. In Grecia dal 103,1 al 181,2 con gli effetti a tutti noti. L’unico paese che ha gestito la crisi senza avere conseguenze sulla finanza pubblica nel medio periodo è stata la Germania che nel 2007 aveva un debito rapporto pari al 64% e che nel 2019 sfiora il 60%. La crescita del debito non è servita solo a finanziare la banche ma anche a far credito alle imprese e, in minima parte, a supportare politiche di sostegno ai redditi. Nei confronti dell’economia reale si è pensato, in altri termini, di affrontare il problema riducendo i tassi e fornendo garanzie alle banche per i prestiti alle aziende.

La crisi economica investe tutti i settori

Torniamo ai nostri giorni. Dal punto di vista economico quello che stiamo vivendo non è una crisi finanziaria, è una colossale crisi economica che investe tutti i settori. Crolla la domanda e crolla la produzione, il tutto avviene in modo violento, immediato, e senza alcuna certezza sul futuro in quanto il crollo in questione è legato ad una variabile, la pandemia, mai presa in considerazione. Difronte ad un problema infinitamente più complesso di quello che abbiamo vissuto a partire dal 2007 ci sono state risposte diverse in UE e negli USA. Tralasciamo ogni commento sulla BCE e sull’inadeguatezza di chi la presiede e concentriamoci su quanto accaduto negli USA perché penso che questo possa indicarci una strada corretta da seguire.

La teoria “helicoper money”

In un primo momento la Federal Reserve (la banca centrale americana) ha pensato di risolvere il problema rendendo più facile il ricorso al credito delle imprese, ovvero tagliando di un punto i tassi di interesse. Il risultato è stato il crollo della borsa con Wall Street che in una sola seduta ha perso il 13%. Perché ciò è accaduto? E’ evidente. Se è la domanda in crisi ridurre i tassi non serve a nulla, nessuna azienda va a chiedere un prestito in banca per produrre cose che non vende. In un secondo momento l’amministrazione Trump ha cambiato rotta annunciando un piano da 1000 miliardi e l’intenzione di dare ad ogni americano 1000 dollari. Follia? No, stanno applicando quella che in economia si chiama teoria del “helicoper money” pesata da Milton Friedman nel lontano 1969 ma attuale più che mai. Una teoria che può essere sintetizzata in modo semplice, se la crisi è una crisi di domanda, si crea domanda dando soldi da spendere ai consumatori.

Riusciremo a capire che le cose vanno cambiate?

Torniamo all’UE. Come può uscirne il nostro continente o meglio, ha la possibilità l’UE di uscire da questa crisi? Alla luce dei dati che abbiamo visto precedentemente ci sono solo due soluzioni, tutte ai limiti della praticabilità. La prima, la Germania, ovvero l’unica nazione che ha un livello di indebitamento solido, inizia ad indebitarsi creando domanda interna e trainando in questo modo molti altri paesi, l’Italia in primis, i cui sistemi industriali sono legati alla Germania. Il secondo modo è cambiare le regole della BCE stampare moneta per dare sussidi alle famiglie o finanziare infrastrutture. Serve liquidità per creare domanda indotta ed evitare la paralisi del sistema industriale ma serve anche liquidità per creare inflazione e ridurre il rapporto debito PIL di stati eccessivamente indebitati. Serve, in altri termini, fare l’esatto contrario di quello che è stato fatto dal 2007. Riuscirà la Germania a comprendere che fare il primo della classe non ha più senso perché si rischia di diventare i soli della classe? Riusciremo a capire che o le cose cambiano o l’UE implode. Per il nostro Paese la sfida dei prossimi mesi è questa, comprendere come cambiare l’UE o, in alternativa, come uscirne.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Ottavio 22 marzo 2020

    Ottimo artico, molto interessante. grazie mille.

  • Ermenegildo Agostini 20 marzo 2020

    Ma Draghi dove sta?

  • Emergenza Coronavirus

    In evidenza