C’è un’Italia che non si arrende: è quella delle piccole imprese. Ricordiamocelo, quando faremo degli acquisti

giovedì 26 marzo 13:54 - di Maurizio Gasparri
italia che non si arrende (2)

C’è un’Italia produttiva che ha avuto la capacità di reinventarsi e che non si ferma. Aziende e fabbriche che si sono rimesse in gioco forti di quel mix fatto di storia, esperienza, genio e creatività che fa grande il Made in Italy nel mondo. Sono i nuovi laboratori di mascherine, aperti notte e giorno per sopperire alla drammatica carenza di questi strumenti di protezione individuale. Ne occorrono 90 milioni al mese, in questa fase di emergenza.

L’Italia che si reinventa e si dà da fare

E così un consorzio di imprese inserito nel mondo della moda ha deciso di mettersi insieme, unire le forze per non lasciare a casa i propri dipendenti ma soprattutto per rendersi concretamente utile al Paese. In una prima fase la produzione stimata è di due milioni di mascherine al giorno. Più avanti non si esclude un incremento a seconda delle necessità. Di esempi simili ve ne sono tantissimi. Perfino la Fca ha deciso di convertire uno stabilimento alla produzione di strumenti di protezione individuale.

Le piccole imprese sopperiscono alla carenza di mascherine

Anche piccole botteghe di sartoria in tante parti d’Italia, dall’Emilia Romagna alla Calabria, hanno sopperito alla assenza di mascherine producendole in proprio dal materiale di risulta e donandole gratis. Questa Italia che non si arrende è l’Italia migliore. Ricordiamocelo quando tutto questo sarà terminato, quando tutti avremo la possibilità di fare qualcosa per aiutare a risollevare l’economia. E’ l’Italia delle botteghe, del negozio sotto casa, dei centri storici con i negozi di prodotti tipici.

Non facciamo arricchire le multinazionali straniere

Quell’Italia che oggi ci fa spavento nel vedere chiusa, con strade deserte e vetrine spente, e noi dobbiamo aiutare a far riaprire. Ricordiamocelo una volta in più quando faremo il prossimo acquisto online facendo arricchire multinazionali straniere che non pagano le tasse dovute nel nostro Paese per il fatturato che fanno da noi. Non permettiamo che la tristezza di oggi nel vedere le città vuote si trasformi in una desertificazione economica domani. Il Made in Italy lo tuteliamo con l’artigiano, il piccolo commerciante, il negozio di quartiere. Ricordiamocelo, quando tutto questo sarà finito.

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