Caos carceri, un sistema al collasso che non si risolve liberando migliaia di delinquenti

giovedì 12 Marzo 14:46 - di Maurizio Gasparri
Rivolta nelle carceri foto Ansa

Ci mancava solo la rivolta delle carceri ad aggravare la situazione in Italia. Con la scusa del pericolo di contagio, gli istituti penitenziari italiani sono stati messi a soqquadro con un’operazione probabilmente orchestrata dalle cosche della criminalità organizzata. Alcuni detenuti sono riusciti a evadere. Altri sono morti molto probabilmente per abuso di metadone. Quanto accaduto è il risultato di un sistema carcerario colabrodo. Manca il personale. Spesso c’è un solo agente di polizia penitenziaria per reparto. Manca l’assistenza. Gli agenti sono frequentemente vittime di aggressioni e violenze.

Carceri, un sistema colabrodo che ha bisogno di sostegno e di aiuti

Da tempo chiediamo anche per loro la dotazione dei taser. L’incremento dell’organico. Nuove dotazioni di bilancio. Le rivolte di questi giorni devono richiamare il governo su queste necessità, mentre è francamente allucinante la risposta di qualche esponente della maggioranza che vorrebbe risolvere la questione sovraffollamento liberando 10.000 delinquenti. Chi ha fatto questa proposta offende gli italiani e la giustizia. Ma soprattutto offende la verità e la libertà della gente onesta che va tutelata. Vogliamo alleggerire un po’ le carceri? Si applichino quelle norme che consentirebbero ai detenuti tossicodipendenti di andare in una comunità terapeutica qualora accettassero un percorso di riabilitazione in una condizione di arresti domiciliari.

L’alternativa delle comunità di recupero per i detenuti tossicodipendenti

Di certo si tratterebbe di una condizione di gran lunga migliore della detenzione carceraria. Ad oggi queste norme non vengono applicate perché si pensa che le comunità e i percorsi di superamento della tossicodipendenza siano un fattore negativo. C’è stata una battaglia degli amici della droga contro le comunità e contro l’alternativa al carcere. C’è ancora troppa ignoranza rispetto alle possibilità di recupero e sostegno che offrono le comunità. Non sono solo un luogo alternativo al carcere, che consente di uscire dalla schiavitù delle droghe. Sono soprattutto una grande famiglia. E un’opportunità per ritrovare il senso di una nuova vita. Sono convinto che ci sono in Italia centinaia di detenuti che potrebbero usufruire di questa norma di civiltà.

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