Bergamo, finiti i letti in rianimazione. Morti due postini e un medico di famiglia

martedì 17 marzo 19:23 - di Redazione

“Sono già due i lavoratori postali che hanno perduto la vita a causa del contagio da Covid-19: il primo è morto venerdì scorso e il secondo è scomparso ieri. Entrambi avevano lavorato fino a pochi giorni fa, uno in un centro di recapito e l’altro in un ufficio postale di due comuni della provincia di Bergamo. Ora basta, è ora di chiudere gli uffici postali!”. Così, in una nota, Marisa Adobati, segreteria della Slc-Cgil di Bergamo, denuncia le condizioni di lavoro cui sono operano gli impiegati postali. “Abbiamo speso fiumi di parole, scritto all’Azienda, Ats, Prefetture, Sindaci, partiti politici e ora anche alle forze dell’ordine spesso distraendoli anche dalle loro priorità e francamente siamo veramente stanchi di essere inascoltati”.

Situazione di massima emergenza

Secondo quanto riporta Il Giorno, sono tutti occupati gli 80 letti di terapia intensiva riservati ai pazienti ricoverati in gravi condizioni per il Coronavirus all’ospedale Papa Giovanni XXII di Bergamo, la zona più colpita dall’epidemia. La drammatica situazione, confermata da fonti ospedaliere, è stata registrata in queste ore. Per i malati che avranno bisogno di ventilazione ed ossigeno si farà ricorso alla rete delle terapie intensive italiane. 

Pressione sul pronto soccorso di Bergamo

Dodici nuovi posti letto sono stati ricavati all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in un reparto di degenza che finora non era stato toccato dalla riorganizzazione. Lo spiega l’Asst, fra le più colpite dall’emergenza Covid-19 in Lombardia. Sottolinea inoltre “lo sforzo immenso” che continua a mettere in campo per fronteggiare il diffondersi del contagio. “Resta drammatica la situazione del Pronto soccorso. Ieri abbiamo registrato 39 ricoveri e 6 trasferimenti all’Istituto Palazzolo. Oggi vediamo altrettanti pazienti trasferiti e almeno 40 nuovi ricoverati”.

Chi era Mario Giovita

Nelle ultime ore è morto anche Mario Giovita, classe 1954, era medico di Caprino Bergamasco. Lo annuncia Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg). Scotti punta il dito contro quelle amministrazioni, politiche e sanitarie, «che hanno abbandonato i medici della medicina generale al loro destino. Lasciandoli privi di quei dispositivi di protezione individuale che per i medici di medicina generale sono anche strumenti di protezione collettiva».

 

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