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Sanremo, la tragedia della Jebreal merita rispetto. Ma ora Rula non diventi un santino

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  1. eu7yZnsfvR ha detto:

    Ormai l’ex Festival, morto e sepolto da decenni, allungato oltre ogni decenza dal “pennellone” nazionale, quello che portava a spasso il monumento di se stesso, di canzonetta non ha più nulla. In tale contesto emerge l’antica mentalità sinistra , ferma agli anni 50, secondo la quale il consenso non si ottiene facendo ma comiziando, ecco perché trovo molto inopportuno approfittarne per lo sbandieramento dei fatti personali al Popolo. Esistono le sedi idonee, anche per i fatti gravissimi, sedi giuridiche o mediche o sociali o le conferenze stampa, usare l’ex festival è profondamente disonesto, se decido di sintonizzarmi è per sentire cantare e non per immedesimarmi nei fatti altrui, a meno che in Italia il soviet degli artisti non intenda imporre con la prepotenza il suo volere, come ormai avviene in tutte le questioni pubbliche e private della Res Publica Sovietorum.

  2. dave ha detto:

    A San Remo costei racconta alla platea la commovente storia della sua madre suicida per colpa degli stupri che ha subito, ma nella foto sotto abbraccia Harvey Weinstein, lo stupratore seriale.
    Tutto fa brodo.
    https://www.google.com/search?sxsrf=ACYBGNQ-FkqTlIVGZRo71LD1fKb_H5rDTw:1580903671081&q=foto+weinstein+jebreal&tbm=isch&source=univ&client=firefox-b-d&sa=X&ved=2ahUKEwispPSNrbrnAhUjiIsKHcVwAeEQsAR6BAgBEAE&biw=1366&bih=632#imgrc=PFMeaLX1qfk_NM

di Francesca De Ambra - 5 Febbraio 2020

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