M5S, i vertici impietriti dalla paura: si accende lo scontro sul capo politico. E Di Maio tira calci

venerdì 21 febbraio 15:56 - di Franco Bianchini
M5S

Si accende lo scontro sul capo politico del M5S. Per adesso le sfide sono interne. Uno contro l’altro, ma nelle stanze. L’idea è di rimandare la resa dei conti finale a luglio. I pentastellati aspettano l’estate piena, il caldo, per decidere la leadership. Troppo pericolosa la tornata elettorale di primavera, quando ben 6 regioni andranno al voto. Così si evita anche il verdetto delle comunali di giugno. A quanto apprende l’Adnkronos, gli Stati generali – l’appuntamento con cui il M5S deve decidere del suo futuro nel tentativo di rimettersi in carreggiata – con molta probabilità slitteranno in estate piena. Questo è il sentiment che si respira nei piani alti del Movimento. E che annovera tra i sostenitori il capo politico reggente, Vito Crimi.

M5S, il crollo dei voti è un incubo

L’evento, come noto, si terrà in due step. Il primo, con ogni probabilità, tra marzo e aprile. Ma quello decisivo, dove probabilmente si definirà il nuovo assetto dei vertici del M5S e si raccoglieranno le candidature per il nuovo leader, dovrebbe addirittura tenersi in estate, a giugno. Fonti autorevoli dicono che invece, con maggiori probabilità, si terrà a luglio. La strategia dietro il rinvio sarebbe quella di togliere le castagne dal fuoco al nuovo capo politico. Bisogna in sostanza sgomberare il campo da nuovi test elettorali – salvo sorprese – per un anno intero. Tanto più che, dopo il passo indietro di Luigi Di Maio, il M5S è sceso dal 17,7% al 13%. E in primavera il M5S rischia una debacle senza precedenti.

Il rinvio? Contrario Di Maio (e non solo)

Ma c’è chi vede col fumo negli occhi al rinvio di un appuntamento decisivo per le sorti del Movimento. In particolare, lo stesso Di Maio sarebbe tra i più avversi, anche se dal suo entourage tacciono sulla questione. Anzi, assicurano che resta ferma la convinzione di Di Maio a non ricandidarsi alla guida grillina. Anche il ministro Vincenzo Spadafora sarebbe fermamente contrario al rinvio. Il timore è che, attendendo l’estate, della creatura di Grillo e Casaleggio finirebbero per «restare solo le ceneri». Questo è il mantra che rimbalza tra gli sfavorevoli al rinvio, anche alla luce dei sondaggi che vedono il M5S in costante calo. C’è bisogno di una leadership forte – è la tesi di chi non vuole attendere l’estate – per tornare a correre. Il possibile rinvio divide. In Parlamento c’è una corrente di eletti che la contrasta apertamente, annovererebbe, tra gli altri, Michele Gubitosa, Anna Macina, Mariolina Castellone. «Al Movimento serve subito una leadership forte – dice Gubitosa all’Adnkronos – sarebbe un errore temporeggiare».

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