Ue, Fratelli d’Italia vota contro il New Green Deal: “Toglie fondi al Mezzogiorno”

mercoledì 15 gennaio 17:52 - di Redazione

Oggi a Strasburgo gli europarlamentari di Fratelli d’Italia hanno votato contro il New Green Deal, fiore all’occhiello della commissione europea guidata da Ursula von der Leyen.

Gli eurodeputati, nella risoluzione adottata con 482 sì, 136 no e 95 astensioni, chiedono un obiettivo di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 invece che il 40% attualmente previsto.

Il no al New Green Deal

Il co-presidente del gruppo europeo Ecr-Fratelli d’Italia, Raffaele Fitto, spiega così la posizione. “Il piano che è stato presentato ha un obiettivo ambizioso: raggiungere la ‘neutralità climatica’ entro il 2050, ma senza che venga definita né road map, né l’importo delle risorse, stiamo parlando di miliardi e miliardi. E come queste devono essere ripartite per realizzare i nuovi piani climatici ed energetici”.

“La nostra preoccupazione – prosegue Fitto – è che in assenza di chiarezza sul Quadro finanziario pluriennale, queste risorse possano essere tolte dai Fondi di Coesione. Con grande danno per il Mezzogiorno d’Italia potrebbe essere beffato due volte. Anzi tre, se si tiene conto che l’Italia è già penalizzata in partenza. Nel Just Trantion Fund, il fondo transitorio per far partire le Regioni Europee alla pari, ci sarebbero solo 364 milioni di euro su 7,5 miliardi complessivi. Ora, se questi andassero tutti a Taranto per la decarbonizzazione e la bonifica dell’ex Ilva potremmo essere tutti soddisfatti. Ma i 364 milioni sono per tutto il territorio nazionale e, tenuto conto che le fabbriche ad alto consumo energetico sono nel Nord Italia, il rischio che al Sud arrivino briciole non è più che concreto”.

Le preoccupazioni di Fidanza e Fiocchi

Stesse preoccupazioni espresse dal capodelegazione Fdi Carlo Fidanza e dal vicecoordinatore in commissione Ambiente Pietro Fiocchi: “Senza adeguate risorse a sostegno dell’innovazione verde il Green New Deal rischia di trasformarsi in un elenco di nuovo divieti, oneri burocratici, tasse e gabelle di ogni genere. Che rischiano di mettere le nostre imprese fuori mercato rispetto a competitor globali che operano senza alcun riguardo agli standard ambientali e sociali. Noi vogliamo una transizione verde graduale, equa, sostenibile per il nostro sistema produttivo. E contestualmente vogliamo che l’Europa pretenda dagli altri interlocutori internazionali nuove norme per una competizione leale. Senza questi impegni concreti il Green Deal rischia di essere una sciagura per le nostre imprese”.

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