Rula Jebreal come Tina Anselmi: per M5S, Boldrini e Sardine a Sanremo si deve cantare “Bella ciao”

domenica 5 gennaio 19:53 - di Corrado Vitale
Rula Jebreal è diventata la nuova icona delle resistenza. Come la vecchia Tina Anselmi, staffetta partigiana.  La decisione della Rai di escludere Rula dal festival di Sanremo ha risvegliato le vecchie memorie. Così è scoppiato il caso politico. Incredibile. Succede di tutto nell’era giallorossa.
Il primo a emettere gemiti indignati è Stefano Patuanelli. «Siamo in un paradosso», twitta furioso. «Non si vuole trasformare in Tribuna politica il Festival di Sanremo, ma si opera una scelta di “esclusione politica preventiva”. Detta anche censura». Patuanelli non  sembra avere chiaro il concetto che Sanremo è di tutti gli italiani. E che non tollera distorsioni propagandistiche. Che c’azzecchi un ministro con l’allestimento di un festival è poi tutto da chiarire. Il problema più grave non è però questo. Il problema  è che non si capisce in realtà che c’azzecchi Patuanelli con le infrastrutture.
Non poteva poi mancare il grido dell’antifascistissima Laura Boldrini. Che punta l’indice sulle «polemiche scatenate sui sociale dai sovranisti». La Rai non deve «piegarsi alla prepotenza di chi la insulta». Forse la Boldrini si aspettava gli applausi dei social? Se fossero social sovietici  avrebbe ragione. Ma così, fortunatamente non è. Se ne faccia una ragione.
Si sono fatte sentire anche le Sardine. Anche per gli antisalviniani puri e duri la Rai si è «piegata»  ai sovranisti. Sembra un concetto fotocopia rispetto a quello espresso dalla Boldrini. Delle due l’una. O erano già  d’accordo. Oppure vanno avanti insieme come le mandrie. O forse ancora pensano che a Sanremo ci starebbe bene, tra le varie canzoni, anche Bella ciao.  Magari nella sezione Sanremo giovani. Che per l’occasione potrebbe essere riservata agli over novanta.
C’è di che rimanere stupiti.  Quasi quasi rimpiangiamo la Prima repubblica. Quando la Rai era certo faziosa. Anzi, faziosissima. Ma quando, comunque,  i ministri facevano i ministri. E non mettevano bocca sul Festival  di Sanremo.  A cominciare da Tina Anselmi.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • maurizio pinna 5 gennaio 2020

    Eppure un sistema per contrastare l’ ordalia rossa esiste: sabotaggio, ossia NON GUARDARE il sedicente festival, altrimenti ci si piega al diktat dei kompagni. Non guardarlo a prescindere, perché se non sarà l’ esponente oriunda dei radical vi sarà senz’altro qualche cantante comunista che dirà le solite fesserie: NON GUARDARE il festival-NON GUARDARE il festival-NON GUARDARE il festival. Farne un hashtag, un mantra.

  • In evidenza