Nave ong, per la Procura di Agrigento non sono porti sicuri né Malta né la Tunisia. I clandestini vengano tutti in Italia

giovedì 30 gennaio 15:39 - di Antonio Pannullo
nave Mare_Jonio

Nave ong, ci risiamo. Che la Libia non sia un porto sicuro in questo momento può anche essere vero. Però che non lo siano neanche Malta e la Tunisia, non è comprensibile. E neanche vero. Per la procura di Agrigento, insomma, sembra che i clandestini debbano arrivare tutti – e solo – in Italia. Ma leggiamo la richiesta di archivazione per Casarini & c. “La Libia non è un porto sicuro” perché “i migranti recuperati dalla Guardia costiera libica e ricondotti in Libia sono stati sistematicamente sottoposti a detenzioni arbitrarie, torture, ed estorsioni,lavori forzati e violenze sessuali”. A scriverlo sono infatti i magistrati della Procura di Agrigento nella richiesta di archiviazione per Luca Casarini e Pietro Marrone. Che sono, rispettivamente,  “capo missione” e comandante della nave Mare Jonio, indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E anche per non avere rispettato, nel marzo 2019, un ordine militare.

Nave Mare Jonio, anche l’Unhcr la pensa come la procura

Nella richiesta il Procuratore capo Luigi Patronaggio, l’aggiunto Salvatore Vella e la pm Cecilia Baravelli, ricordano di essersi rivolti lo scorso giugno scorso all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). E, in particolare, all’ufficio della rappresentanza regionale per il Sud Europa. A cui hanno chiesto se la Libia possa essere considerata un Place of safety, cioè un porto sicuro. La Nazioni Unite hanno risposto “evidenziando come alcune migliaia di immigrati si trovano in condizione di detenzione arbitraria e sottoposti a violazioni dei loro diritti umani”. Lo legge nella richiesta di archiviazione. L’Unhacr “concludeva affermando che (…) la Libia si ritiene non soddisfi i requisiti per poter essere considerata come un luogo sicuro ai fini dello sbarco all’esito di soccorso in mare”.

Non solo. L’Unhcr aggiungeva anche altro. ”Ai comandanti, che si trovano ad assistere persone in situazioni di emergenza in mare, non può essere chiesto, ordinato, e gli stessi non possono sentirsi costretti, a sbarcare in Libia le persone soccorse”. E questo “per paura di incorrere in sanzioni o ritardi nell’assegnazione di un porto sicuro”. Le stesse posizioni vengono assunte nelle Raccomandazioni emanate dal Consiglio europeo nel giugno 2019″. Ma non è finita qui. Dopo il salvataggio dei 50 “naufraghi”  nel Mediterraneo, nel marzo 2019, la nave Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans “non poteva dirigersi verso la Libia”, ritenuta “porto non sicuro”.

Ma Malta e Tunisia non sono Paesi democratici?

E va bene. Ma neppure verso Malta “date anche le precedenti esperienze vissute dall’equipaggio della stessa nave Mare Jonio, poiché Malta non forniva le garanzie necessarie per poter portare a termine in sicurezza il salvataggio dei naufraghi”. E’ quanto scrivono sempre i pm di Agrigento nella richiesta di archiviazione per Luca Casarini e Pietro Marrone. “Allo stesso modo, anche la scelta di non dirigersi in Tunisia è giustificata e comprensibile”, dicono i magistrati. Quindi, l’unico posto dove devono arrivare i clandestini, è l’Italia. E perché non nelle nazioni di cui battono bandiera le costose navi delle cosiddette ong? Perché non nella nazioni dove hanno sede le ong? Quesato spieghino i magistrati.

Commenti

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  • Carlo Cervini 3 febbraio 2020

    Sorge spontanea una domanda: ” Può un cittadino che per aver vinto un concorso è diventato un dipendente dello Stato nella Giustizia, permettersi di ostacolare, boicottare ed annullare le leggi fatte da un Parlamento eletto dal popolo ?”. Permettersi di accusare un Ministro nell’esercizio delle sue funzioni e processarlo per reati inconcepibili ? Se si …….allora siamo diventati una Repubblica Giudiziaria peggiore che ai tempi delle purghe staliniane.

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