Ecco come ci si rovina in Italia. Droghe, alcool, fumo, gioco d’azzardo: i nostri figli sono a rischio

mercoledì 15 gennaio 6:00 - di Francesco Storace

Morire per sballo e lo Stato non c’è. Milioni di persone – in Italia e non chissà dove – sono a rischio ma non sembra un problema di chi governa. Siamo nelle mani di chi tollera il precipizio verso i primati peggiori, e sta fermo.

Leggeteli i dati, diamine, che sono a disposizione dei parlamentari. Lo ha fatto la deputata Maria Teresa Bellucci di Fratelli d’Italia e il quadro che ne esce – sono relazioni arrivate dal dipartimento antidroga della presidenza del Consiglio alla Camera – per il danno alla salute di troppi è spaventoso.

da pagina fb Bellucci

La deputata Maria Teresa Bellucci (Fdi)

Sei morti per overdose ogni sette giorni

Siamo terzi in Europa per l’uso della cannabis, quarti per la cocaina. Circolano da noi novantadue tipi di droghe sintetiche. Accompagnamo ai funerali sei morti per overdose ogni sette giorni. Qualcuno ne ha notizia? Peggio ancora: qualcuno ne dà notizia? Niente, ormai siamo all’assuefazione, è proprio cultura dello sballo. E mancando qualunque monitoraggio capillare è evidentemente un bilancio drammaticamente sottostimato.

Non solo droghe. Nei dati diffusi dalla Bellucci, fa impressione quello sull’alcool: si comincia a bere – pesantemente – a 11 anni.

Nove milioni di consumatori sono a rischio, due e mezzo di costoro sono anziani e addirittura un milione e mezzo adolescenti. Ragazzi, figli nostri. Chiamate lo Stato. No, non c’è, è impegnato in riunione a litigare con i suoi ministri.

Maledette sigarette. Scrive l’organizzazione mondiale della sanità che il fumo a livello mondiale rappresenta la seconda causa di morte ed è anche la prima causa di morte evitabile; 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno per i danni da tabagismo e, fra le vittime, oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo. Sapete quanti sono i dipendenti da nicotina in Italia? Circa il 20 per cento della popolazione ultraquattordicenne. Com’era quella storia che prevenire è meglio che curare?

Dalle droghe all’alcool, dal fumo al gioco d’azzardo

L’altra tragedia è il gioco d’azzardo. In Italia spendiamo la bellezza di oltre 96 miliardi di euro annui: lo Stato ci “guadagna” 11 miliardi. E’ questo il motivo per cui si sta paralizzati?

I dati della prima indagine epidemiologica in materia dell’Istituto superiore di sanità (ISS), pubblicata nel mese di ottobre 2018, tracciano un quadro agghiacciante sul gioco d’azzardo in Italia: sono 18 milioni gli italiani adulti che giocano e un milione e mezzo sono giocatori problematici; inoltre, anche i minorenni giocano d’azzardo, nonostante sia vietato dalla legge. Nella medesima indagine, infatti, si rileva che sono quasi 700.000 gli adolescenti tra i 14 e i 17 anni che giocano d’azzardo e questo, evidentemente, denota un problema di carattere educativo e culturale. 

In quali sedi politiche si discute questa tragedia nazionale? E’ il motivo di fondo che ha portato l’on. Bellucci a proporre, assieme ai deputati di Fdi, il 20 marzo come giornata nazionale sulle dipendenze patologiche. Ma i nostri eroi di governo sono troppo impegnati a restare aggrappati al potere che ad occuparsi dei problemi che rappresentano un autentico dramma.

I numeri sono spaventosi. E non sono accompagnati da cifre consistenti che andrebbero stanziate per evitare le conseguenze della dipendenza di milioni di italiani da tutto quello che fa loro male. Ai signori della cannabis che stazionano a palazzo Chigi non interessa.

Commenti

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  • maurizio pinna 15 gennaio 2020

    In Italia è sempre stato così, e l’ho sperimentato di persona: per una certa ala politica i problemi, la loro soluzione, soprattutto se riguardano gli ALTRI, danno un tremendo fastidio. Oggi sono le emergenze da “sballo”, e non solo oggi, ieri certe situazioni internazionali che concernevano la sicurezza dei nostri militari impiegati oltremare. Più rapporti con proposte di soluzione inviavi e più loro si infastidivano, quasi che i soldati stessi fossero il problema. E poi l’apatia che sembra cogliere chi arriva a sedersi su quegli scranni. L’unico sforzo che possono fare è quello di premere un pulsante per votare, ma anche quello ogni tanto, perché il troppo stroppia.

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