Conte disdice all’ultimo e non parte più per Davos: segno che il governo traballa?

giovedì 23 gennaio 11:55 - di Ginevra Sorrentino
Conte non va a Davos foto Ansa

Conte disdice all’ultimo e non parte più per Davos. C’è maretta nel governo o sono davvero i dossier urgenti sul tavolo del Consiglio dei ministri a trattenere a Roma il premier? A quanto apprende l’Adnkronos, il presidente del consiglio cambia la sua agenda e non sarà Forum economico mondiale in Svizzera, dove sarebbe dovuto arrivare nel pomeriggio per prendere parte ai lavori del summit. All’indomani del passo indietro di Luigi Di Maio da capo politico del M5S, il presidente del Consiglio ha deciso di restare a Roma per lavorare al Cdm – in agenda stasera alle 21 – e prendere parte ad una serie di riunioni su alcuni dossier urgenti. Questa, almeno, sembrerebbe la motivazione addotta…

Conte non parte per Davos

Ma davvero questi impegni urgenti che lo trattengono nella capitale riguardano dosseir e scadenze impellenti o la mancata partenza per Davos di Conte è il segnale criptico del fatto che l’esecutivo traballa? Ufficialmente non sono ancora state date spiegazioni sulla partecipazione, saltata all’ultimo minuto, del premier al summit tra economisti, capi di governo, banchieri e capitani d’industria riuniti nella cittadina svizzera. Dove il premier era atteso già nel primo pomeriggio. Dove avrebbe dovuto tenere il suo discorso alle 16. dove avrebbe dovuto arringare la folla di investitori e leader economici e politici.

L’esecutivo giallorosso traballa?

E invece, niente partenza. Niente special address. Niente summit. stando a quanto riferisce Il Giornale in queste ore, «a a quanto riportato da Bloomberg, una fonte ufficiale ha fatto sapere che il presidente del Consiglio sarà alle prese con un’importante sessione governativa nella Capitale in serata, con dossier delicati sul tavolo. La notizia, al momento, non è stata smentita da Palazzo Chigi». E tutto farebbe pensare che l’annullamento all’ultimo della partecipazione di Conte a Davos non può essere considerata completamente avulsa dalle dimissioni di ieri di Luigi Di Maio da capo politico del M5S. Anche perché, in queste ore più che mai, la maggioranza naviga in acque a dir poco tempestose. E molti nel Movimento tentano di abbandonare la nave che rischia di affondare…

Il governo deve fare i conti con dimissioni e elezioni

Così, mentre altri due grillini lasciano il gruppo parlamentare per approdare al Misto (Michele Nitti e Nadia Aprile), il ministro Gualtieri si affretta a «excusatio non petita» che, come noto, «accusatio manifesta». E, rispondendo alla Cnbc da Davos, ha puntualizzato che l’addio di Di Maio al vertice dei pentastellati «non è una crisi politica» e «non sta in alcun modo nuocendo al governo». E giù a giustificarsi con allusioni a «cambiamenti fisiologici nel partito». Con blande rassicurazioni sul fatto che «non cambia nulla». Conte e il suo esecutivo devono fare i conti con queste dimissioni. E all’orizzonte, a breve raggio, ci sono le elezioni regionali in vista. Motivi per non proprio tranquilli e ostentare ottimismo, premier e governo non ne hanno molti…

 

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