Allarme suicidi nelle Forze dell’ordine: “Prendiamo calci da tutti e nessuno ci ascolta”

sabato 18 gennaio 17:01 - di Elena Ricci
suicidi

Sul tema dei suicidi nelle Forze dell’ordine  riceviamo e pubblichiamo un intervento di Elena Ricci

Sono stati ben 69 i suicidi tra gli uomini e le donne in divisa durante il 2019. Il 2020 è appena iniziato e già contiamo 4 vittime. Una situazione che potremmo definire un vero e proprio allarme e per la quale le varie amministrazioni, sembra non vogliano assumersi alcuna responsabilità. Perché non si parla dei suicidi tra le divise? Quali sono i veri problemi alla base di gesta così sconsiderate? Come mai a togliersi la vita sono i sottufficiali e la truppa? Dov’è lo Stato e perché i suoi uomini vivono questo malessere?

Si è concluso da qualche ora un sondaggio lanciato una settimana fa, dalla community social “Puntato – L’App degli operatori di Polizia”. Il sondaggio, facendo riferimento proprio ai suicidi tra gli operatori di Polizia, chiedeva cosa fosse meglio per militari e poliziotti, tra stipendio più alto e serenità lavorativa.

Al sondaggio hanno risposto in 2455: in 1931 (79%) hanno indicato serenità lavorativa, mentre i restanti 524 (21%) hanno indicato lo stipendio. Stando a quanto denunciano gli addetti ai lavori, è la serenità lavorativa a mancare, a poco servirebbero sportelli di ascolto che qualcuno, tra le persone che abbiamo ascoltato, definisce “un pulirsi la coscienza”.

Per i militari i problemi di fondo sono altri: «Bisogna puntare davvero sul benessere del personale. Puntare molto sulla famiglia, aspetto economico, trasferimenti e nel caso di mancato trasferimento fornire sostegno di ogni genere. Questo avviene per la categoria Ufficiali che oltre ad uno stipendio interessante godono di ulteriori benefit importanti, tra cui alloggio, indennità di trasferimento, numero considerevole di straordinari», scrive un militare.

Suicidi, quello che nessuno vi dice

«Se ci fosse qualcuno ad ascoltarti e aiutarti, tante morti si potrebbero evitare. Invece no – scrive un altro operatore – ti etichettano come pazzo e ti lasciano solo». «La serenità lavorativa è importante – scrive un agente di polizia penitenziaria -. Io sono della penitenziaria, vi assicuro che è meglio andare in guerra che in sezione. Aggressioni, insulti, minacce, offese sono all’ordine del giorno. Se denunciamo noi finisce tutto a tarallucci e vino; ad una piccola accusa di un utente scattano indagini che neanche al pool antimafia fanno. Per non parlare della processione di politici finti buonisti. Basta vedere i casi successi nel recente passato»

Ancora, un poliziotto della stradale scrive: «Da operatore posso dire che non siamo rispettati e tutelati. Io faccio viabilità e ricevo con i miei colleghi tanta maleducazione. Più responsabilità si hanno, più aumentano le grane». In tanti denunciano lunghe attese per i trasferimenti, come una delle cause di stress e malessere. Spesso occorrono circa 20 anni per potersi avvicinare ai propri affetti e per questo motivo, molto frequenti sono le separazioni tra coniugi.

Ciliegina sulla torta, per quanto riguarda la mobilità nella Polizia di Stato, è stata la decisione del Capo della Polizia Franco Gabrielli di destinare il 30% di neo agenti appena usciti dalle scuole, in quelle province dove occorrono tantissimi anni in graduatoria per potervi giungere. Questo altro non fa che alimentare quel senso di impotenza e sconfitta che provano quanti, dopo anni e anni di servizio, non vedono realizzarsi i loro obiettivi di vita. Non solo, in tanti denunciano carenza di personale, turni sfiancanti e paura di fare la territoriale a causa del clima venutosi a creare per via di alcuni vicende giudiziarie spettacolarizzate e date in pasto ai media. Infatti qualcuno scrive: «I sottoufficiali e la truppa prendono calci da tutti! Dai superiori, dai Giudici, dallo Stato, dai criminali, dai politici, senza possibilità di tutela».

I Servitori dello Stato lamentano l’assenza dello Stato. Si sentono abbandonati e senza tutele. E mentre qualcuno riflette su cosa sia più giusto tra usare la forza o subire la violenza del balordo di turno, qualcun altro l’arma se la punta alla tempia.

Commenti

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  • Angelo 21 gennaio 2020

    Per non raccontarvi il mondo delle Guardie Giurate che peggio…!!!

  • antonello 21 gennaio 2020

    stipendi bassi, trasferimenti o missioni continue, situazione lavorativa al limite,straordinari su straordinari festivi su festivi ecc, mancanza di stimoli lavorativi avendo una carriera appiattita e per finire eta’ elevata, non si puo pensare che una persona a 50 anni sia ancora per strada a correre dietro a delinquenti oppure in caserma a fare guardie.Guardare altre nazioni (USA, INGHILTERRA,ECC), si impiegano i militari per massimo 20 anni e poi gli si da un’altra mansione oppure la possibilita’ di fare altro nella vita civile,riconoscendogli pero’ il servizio prestato alla nazione

  • Bruno 20 gennaio 2020

    Non posso che condividere lo scritto che precede. Lo Stato protegge la delinquenza e condanna le persone per bene. È qualcosa che non trova spiegazioni ma è vosì.

  • lamberto 20 gennaio 2020

    Sono figlio di ex G di F, è una situazione che ormai è in crescendo da anni, troppo tempo associato all’incapacità di superiori inetti e mediocri che nascondono sotto i loro gradi forti incompetenze e incapacità soprattutto nella gestione delle risorse umane che sono il vero e l’unico patrimonio nonché baluardo tra chi rispetta le regole e chi le trasgredisce sempre e sempre di più, complici anche i giudici che con i loro atteggiamenti compiacenti da politicanti fiancheggiatori da strapazzo che con la loro irresponsabilità sono la vergogna e la testimonianza di queste rinunce alla vita

  • Marco 19 gennaio 2020

    Vorrei capire come mai nel comparto sicurezza ( forze ordine e forze armate) entrano prevalentemente campani ,siciliani, laziali (romani),pugliesi mentre dalla regioni del Nord ( Lombardia ad esempio) moltissimi giovani seppur titolati culturalmente non riescono quasi MAI ad entrare nonostante magari una grande passione e motivazione…….Chi si toglie la vita con l’arma in dotazione rappresenta una sconfitta per lo Stato poiché quest’ultimo gerarchicamente doveva vigilare anche sulle condizioni psicologiche del Suo personale. Relativamente alle retribuzioni , io inviterei chi si lamenta a farsi un giro nel comparto Privato dove con Due Lauree si prendono 1300 euro e dove si lavora su commessa e qualcun’altro ha giá stabilito quanto ci si deve impiegare per terminare una determinata attivitá.Produttivitá signori, forse potrá anche dare fastidio ma sarebbe ora che i vari divarii tra Pubblico e Privato vengano colmati Quelli senza diritti NON sono certo i vincitori di concorso, nel Privato anche se lavori 12-14 ore vieni pagato per 8 altro che chiacchiere…..provare per credere.

  • Alessandro Giammaria 19 gennaio 2020

    Interrogarsi sulle cause, significa farsi domande alle quali per dare risposta bisognerebbe mettere in discussione l’intero sistema di addestramento, impiego e governo del personale. E le risposte inoltre, oltre che portare alla individuazione della principale responsabilità nella “mentalità gerarchica esasperata” di molti, significherebbe anche maggiori spese…. quindi meglio fare finta di niente, mettere la testa sotto la sabbia e dire che va tutto bene. Quelli che si suicidano sono deboli.
    Altro punto fondamentale non è “nessuno ci ascolta” ma quello che non viene mai detto e che nessuno scrive, cioè “non posso parlare, anzi ho paura a farlo”.
    Si perché la stragrande maggioranza del personale che si trova a vivere questi disagi, si trova anche a vivere una situazione nella quale:
    Andando avanti, facendo finta di nulla stringendo i denti, non puoi anadare; o meglio lo hai fatto fin’ora e non ce la fai piu;
    In famiglia, non vivendo quello che vivi e non essendo militari come te, fanno fatica a comprendere o in molti casi si sceglie di non parlarne o per paura del giudizio del partner o per non scaricare su di lei/lui la pressione;
    Ai colleghi non puoi far trapelare nulla per non essere bollato come pazzo, o come un “poverino”
    All’istituzione ti guardi bene di dirlo, perché il risultato immediato è la sospensione dal servizio e l’innesco di un iter per molti versi sconosciuto e presentato sin dal primo giorno di arruolamento come pericoloso e dannoso.
    …la bomba è innescata, ecco che ti ritrovi dentro una stanza buia dalla quale non è possibile trovare una via di uscita, e per i più “soli” o disperati l’unico modo per uscire e farsi saltare il cranio.
    D’altronde facciamo una facile e veloce riflessione; sappiamo che se “denunci” il tuo malessere, la prima cosa che l’amministrazione fa è toglierti l’arma. Ma il 90% dei suicidi avvengono con la pistola di ordinanza… quindi è evidente che quelli che si sono ammazzati, non avevano detto niente a nessuno. Quindi prima ancora di ricercare le cause, dovremmo farci 2 domande sul perché non abbiano detto niente a nessuno.
    Poi dovendo cercare le cause io mi farei anche 2 domande sul perché in tutti questi continui suicidi, non ci siano mai Ufficiali. Forse loro sono talmente ligi e perfetti che non vogliono sprecare la pallottola… o forse perché loro sono gli autori della assurda pressione a cui sottopongono i loro dipendenti.
    Ultima chicca meravigliosa…. io sto male per colpa dell’amministrazione, della sua organizzazione e della sua gestione del personale, e secondo loro a chi dovrei chiedere aiuto???? ….all’amministrazione stessa!! …no, ma ci vuole del genio contorto per credere anche che sia la cosa corretta! È come se si pretendesse che una azienda tuteli il lavoratore che sciopera contro l’azienda stessa!! …come se si pretendesse che l’imprenditore tuteli il lavoratore che lamentandosi e denunciando le criticità, mette in difficoltà l’azienda stessa; …come se la vittima dovesse chiedere aiuto al suo carnefice! E se non lo fa, ci si stupisce del perché non lo abbia fatto! ….solo a me pare che ci sia qualcosa che non torna??!!
    😳😳😳😳

  • Banchero Giuseppe 19 gennaio 2020

    Cari amici ricordate ciò che disse il Presidente Cossiga. Sono molto addolorato e più volte su infodifesa ho chiesto che di dovere interessasse le autorità, ma a quanto vedo non gliene frega assolutamente niente a nessuno. Lavorate, non rompete e se crepate fanno il piantolino del coccodrillo, che trovo molto più onesto di questa gente.

  • Silvia 19 gennaio 2020

    Potrebbe essere colpa di chi ci governa?

  • Gianfranco 19 gennaio 2020

    Scusate, ma i vostri sindacati di polizia che fanno ?

  • maurizio pinna 19 gennaio 2020

    Ma il REGIME se ne frega, perché i CITTADINI sono pedine sacrificabili, PRIMA gli energumeni! L’ hanno ufficializzato 3 insigni compagni molto onorevoli che erano andati ad ossequiare la compagna comandante, sorella della costa. I traghettati, a prescindere, sono dei santi , afferma un folle che fu fatto “re”. E in tale senso si muove tutta la galassia sinistra. Su tutto, poi, i badogliani dei piani alti e i giustizialisti giacobini a senso unico. Quindi da un lato la potenza bieca dell’ anarco-comunismo militante. Dall’altra parte si procede in ordine sparso. Qualcuno o meglio qualcuna si dà da fare, e infatti si intensificano i tentativi di delegittimazione ideologica , altri si defilano, vorrebbero ma non possono. Il Popolo non va oltre la tastiera, perché i gilet non si trovano, adesso fa freddo, poi farà caldo e così via. Ho già avuto occasione di affermare che se non ci si muove, anche 20 milioni di voti non basteranno a sradicare il MALE. Nell’ antico Giappone, i samurai, quando non venivano più tutelati o addirittura abbandonati dal proprio Shogun, facevano seppuku. Poi cominciarono a ragionare e sorsero i Ronin, samurai senza padrone che operavano in gruppo. Ronin.

  • Pasquale 18 gennaio 2020

    Sono un Ex Appuntato dei Carabinieri, dal 2008 fino ad oggi sto vivendo un calvario, per una denuncia fatta da un exstra comunitario che neanche conosco e mai visto. Dopo tanti anni di onorato servizio e delle note eccellenti, il 7 novembre del 2019 l’arma dei Carabinieri mi concede per disciplina, senza darmi nessuna indennità mi butta per strada, senza pagarmi TFR o altra retribuzione, perchè dicono che dopo 28 anni di servizio non mi spetta nulla, neanche la retribuzione dei giorni di licenza ecc…., Oggi grazie a un aiuto economico dei miei colleghi sono riuscito a pagarmi il ricorso al TAR, ma pur avendo chiesto la sospensiva del provvedimento, i giudici e l’avvocato dello stato hanno affermato che percepisco lo stipendio come militare di truppa, stando a dimostrare che non leggono le carte ne interessa a nessuno la sorte di una persona onesta. Oggi vivo elemosinando per aspettare le sorti del mio destino.

  • Federico Ricci 18 gennaio 2020

    Tra i maggiori compiti degli Ufficiali comandanti esiste il “governo del personale”.
    Ai miei tempi se un militare dipendente si suicidata o commetteva qualche grave reato, l’ufficiale diretto non faceva più carriera.

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