Roma, false fatturazioni: in 18 rinviati a giudizio. Ci sono anche Croppi e Venafro

venerdì 13 dicembre 13:56 - di Redazione
croppi

Rinvio a giudizio per 18 a Roma nell’ambito dell’inchiesta sulle sentenze pilotate al Consiglio di Stato. Fra questi anche i nomi di Umberto Croppi, presidente della fondazione La Quadriennale di Roma, e di Maurizio Venafro, area Pd, ed ex capo di gabinetto di Nicola Zingaretti. Associazione a delinquere finalizzata alle fatture false è l’accusa principale per cui il gup ha disposto il processo al 4 marzo prossimo. Secondo l’accusa, nel 2015 Croppi non avrebbe versato all’erario 43 mila euro. Il nome di Venafro è invece connesso ad un contratto di consulenza definito «anomalo» dagli uomini della Guardia di Finanza.

Croppi: «Dimostrerò la mia estraneità»

I contorni dell’inchiesta appaiono alquanto nebulosi. Tutto ruota intorno alla Cosmec s.rl. Socio di Croppi in questa società è l’imprenditore Fabrizio Centofanti. Per gli inquirenti, però, il ruolo del primo sarebbe meramente formale. Un regalo dell’imprenditore che – stando all’indagine – Croppi avrebbe ricambiato mettendo a disposizione la sua rete di relazioni istituzionali. Nell’informativa della GdF si legge infatti che «con l’aiuto di Croppi» Centofanti «avrebbe potuto sviluppare un network di conoscenze in ambienti istituzionali e politici». Dal canto suo, l’indagato professa la propria estraneità alla vicenda incriminata. «Non sono mai stato sentito dagli inquirenti – ha detto – e sono a loro completa disposizione per ogni chiarimento».

All’ex-capo di gabinetto di Zingaretti contestata una consulenza «anomala»

Venafro (non indagato secondo Repubblica.it) entra nei faldoni dell’inchiesta attraverso un contratto di consulenza stipulato con la Cosmec e costato, per un solo anno, 72mila euro. La finanza lo considera anomalo. Innanzitutto l’oggetto della consulenza è generico. In secondo luogo – rilevano le Fiamme Gialle – non riguardava la Cosmec ma un’altra società, la Energie Nuove, operante nel campo micro idroelettrico. Le fatture emesse dal Venafro in favore della Cosmec – scrivono gli investigatori – «sono per questo da ritenersi soggettivamente inesistenti in quanto relative a prestazioni rese a favore di un soggetto economico diverso dal reale committente».

 

 

 

 

 

 

 

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