La morte di Gaia e Camilla. Dopo l’urto “Pietro guidò ancora per 200 metri, come un automa”

domenica 29 dicembre 19:00 - di Redazione

La morte di Gaia e Camilla: gli investigatori vogliono capire ora se il racconto dei testimoni è veritiero. Ci sono particolari tutti da valutare.

Uno dei due amici di Pietro Genovese, Davide Acampora, seduto accanto al guidatore, ha detto che era impossibile evitare le due ragazzine: “Sono sbucate all’improvviso”. Ci sono poi le parole dell’altro testimone, Tommaso Edoardo Fornari, che era seduto sul sedile posteriore: “Fermati, fermati: ho sentito gridare questo quasi nello stesso istante in cui ho sentito il botto fortissimo alla macchina. Pietro ha continuato a guidare per altri duecento metri ma aveva cambiato faccia. Era come un automa, non sembrava in sé. Anzi sembrava proprio non capire più niente”. Quindi Tommaso si era accorto delle due ragazze e anche Davide, che avrebbe gridato all’amico di fermarsi.

Gaia e Camilla, le telecamere dei negozi di Corso Francia

Gli investigatori intendono ora visionare le immagini degli impianti di sorveglianza di alcuni esercizi commerciali di Corso Francia. La speranza è che in quei fotogrammi sia racchiusa la verità sugli ultimi istanti di vita di Gaia e Camilla. E che quelle immagini possano dissipare ogni dubbio sulla effettiva velocità a cui viaggiava Pietro, il figlio del regista Paolo Genovese.

Lo stesso legale, a nome delle famiglie delle due vittime, ha smentito il cosiddetto “gioco del semaforo rosso” di cui si è insistentemente parlato come una pratica abituale degli adolescenti della zona. Gaia e Camilla non praticavano quel “gioco” imprudente, ha detto Piraino, e neanche i loro amici.

 

 

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