La Meloni bacchetta Salvini: «Un tavolo bipartisan? Doveva parlarne prima con noi»

lunedì 16 dicembre 10:51 - di Giovanna Taormina
Meloni

«Incomprensibile». Giorgia Meloni boccia la proposta bipartisan di Matteo Salvini.  Oltretutto, dice la leader di Fratelli d’Italia l’ha proposta «a Pd e M5S prima di sottoporla a noi, i suoi alleati. Mi sembra un modo alquanto strano di tenere i rapporti nella propria coalizione». In un’intervista al Corriere della Sera boccia su tutta la linea la richiesta del leader leghista a Conte di un tavolo con tutti i leader di partito per affrontare assieme “cinque emergenze” e poi tornare al voto.

Meloni: «Basta coi governi nati in laboratorio»

Meloni non ne vuole sapere e dice «basta con governi nati in laboratorio: se Draghi vuole fare il premier si candidi, e se vince farà il premier. Qualunque altra ipotesi per me non esiste». E poi entra nello specifico della proposta di Salvini: «Vediamo di essere chiari: se la maggioranza propone provvedimenti condivisibili, noi non abbiamo problemi: FdI ha votato il taglio dei parlamentari, quando tutte le altre opposizioni votavano contro. Ma sulle grandi materie, come si può pensare che ci si trovi tutti d’accordo?». Salvini cita il caso delle banche, le infrastrutture, la crescita, osserva il giornalista del Corriere. «E dovremmo difendere i risparmi con quelli favorevoli al nuovo trattato sul fondo Salva-Stati?», risponde la Meloni.

Meloni e le divisioni con il governo

Che poi sottolinea: «Sulle infrastrutture, lo ricordo, lo scorso governo andò in crisi per le divisioni tra M5S e Lega sulla Tav. La crescita infine: voglio vedere che intesa può mai esistere con chi sta facendo una manovra che prevede un incremento di tasse di 6 miliardi nel 2020 e di 11,2 nel 2021. Le nostre sono visioni totalmente divergenti. Se si vuole davvero bene all’Italia la soluzione migliore è far scegliere agli italiani un programma coeso per uscire dalla palude. Credo ne sia convinto anche Salvini, che forse lanciando questo sasso nel campo di Agramante voleva solo togliersi l’etichetta di sfasciatutto».

«Votiamo la Costituente»

La leader di Fratelli d’Italia rinnova la sua proposta: «Si voti una Costituente assieme al prossimo Parlamento, e si vada anche per questo alle urne il più presto possibile. Non possono essere queste Camere, scarsamente rappresentative, a cambiare la Costituzione». E la legge elettorale? «Quale? Perché non ho capito Giorgetti, quando dice di essere pronto a trattare sul sistema spagnolo. La Lega ha raccolto le firme per abolire la quota proporzionale. E poi si tratta sul proporzionale, che perpetua l’ingovernabilità? Se si vota oggi, anche con questa legge che non ci piace, avremmo una maggioranza forte e certa per governare per 5 anni il Paese».

«Le “Sardine ” non mi preoccupano»

E infine, si dice “non preoccupata delle Sardine“: «Questo movimentismo può restituire alla sinistra un po’ di orgoglio perduto, ma non di più: è fatto da elettori Pd, con contenuti del Pd e come il Pd scende in piazza solo contro. Di spontaneo ci vedo poco. Detto questo, io rispetto la piazza, la partecipazione popolare. Mi piacerebbe che si avesse lo stesso rispetto per le nostre piazze».

L’appello di Lollobrigida

«Come più volte chiesto da Giorgia Meloni, su riforme e legge elettorale è auspicabile che il centrodestra trovi una posizione comune prima di qualunque confronto con gli avversari politici». Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida entra nel dibattito sulla legge elettorale. «Siamo ben lieti – dice – che anche da parte della collega Mariastella Gelmini arrivi analoga proposta. Auspichiamo che sin dalle prossime ore si possa aprire un confronto a tutti i livelli in tal senso».

Commenti

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  • Sandro Cecconi 16 dicembre 2019

    Gentile Signora Taormina,

    appoggio totalmente le dichiarazioni di Giorgia Meloni rilasciate oggi al Corsera. Purtroppo il “regazzo” non vuol comprendere il giusto modus operandi. Ho avuto già modo di commentare su Libero gli atteggiamenti di costui quando fece il medesimo errore “straparlando” del prescelto a correre per la carica di sindaco di Roma. All’epoca scrissi che sono in molti a dover studiare la profonda differenza di significato dei due termini “dirigere e comandare” e che se il Nostro non comprende che in una coalizione esiste un primus inter pares e non un “capoccia” con potere assoluto su tutti gli altri, sarebbe opportuno per lui acquistare un gregge di pecore per dedicarsi alla pastorizia. In fondo esiste il mestiere giusto per chiunque. Mi auguro che lo comprenda con questo aut aut molto deciso e imperioso di Giorgia Meloni immediatamente, ma non ho la benché minima fiducia. Ancora. Sono più che convinto che il nome Draghi sia solo una distrazione di massa per due ordini di motivi: 1) Draghi ha smentito più e più volte direttamente tali voci poiché ha altri piani per la sua vita professionale; 2) Ma l’apirante pastorello crede davvero di poter imbonire gli italiani affermando che sarebbe un incarico a termine per circa 6/8 nesi? Quindi secondo la testa vuota di che trattasi Draghi verrebbe a fare da tappabuchi per questo lasso di tempo? Ciò potrebbe essere indicato per se stesso e per il suo amico Giggino. Che Giorgetti poi avalli tale ipotesi per coprire la fesseria fatta non lo accetto comunque. La ritengo un’offesa gravissima all’intelligenza di noi tutti. Con tali esaltati non è possibile una coalizione seria e duratura. Spero di sbagliarmi ma certi esseri li conosco molto bene. Ne ho conosciuti molti e ho sempre ribaltato il tavolo a piacere mio e in tre casi li ho distrutti in tribunale con mio sommo piacere. Non c’è niente da fare quando esistono quelli che a Roma definiamo “culi che non hanno visto mai camicia”.

    Un saluto cordiale.

  • giovanni vuolo 16 dicembre 2019

    Ha ragione !!!!!!!
    Salvini dovrebbe solo vergognarsi. D’altra parte se è riuscito a convivere con Di Maio per oltre un anno non è che ci si possa fidare più di tanto; già una volta ha voltato le spalle al centrodestra, dopo le elezioni. Ora si ripete. Personalmente non lo ritengo affidabile : è l’unica cosa in cui Conte aveva ragione

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