Il Copasir boccia le reti 5g ai cinesi. Urso (FdI): “Ha prevalso l’interesse nazionale”

giovedì 19 dicembre 16:11 - di Redazione

Niente società cinesi per la realizzazione in Italia del 5G. Il documento del Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, parla chiaro. La relazione finale del Copasir “sulle politiche e gli strumenti per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica”, in pratica dice no alle aziende Huawei e Zte nella gestione delle nuove reti di comunicazione (5G).

«In tal senso – si legge in un altro passaggio significativo del testo finale della relazione del Copasir – su sollecitazione dei membri del Comitato, i rappresentanti di una delle aziende audite hanno affermato che nel caso si dovesse giungere a un divieto per le aziende cinesi, simile a quello adottato dagli Stati Uniti, sarebbe comunque possibile procedere alla implementazione delle infrastrutture e degli apparati collegati al 5G, con costi complessivi approssimativamente quantificati in circa 600 milioni di euro, senza peraltro che ciò comporti particolari ritardi nello sviluppo della nuova tecnologia».

Urso, vicepresidente Copasir

Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Copasir, non nasconde la soddisfazione. “È una relazione che difende l’interesse nazionale e la nostra sicurezza”. Urso ha in più occasioni fatto notare, in particolare, le norme cinesi che obbligano qualunque azienda, tanto più aziende di questo tipo che operano nel settore delle telecomunicazioni, a fornire su richiesta un supporto all’azione investigativa del proprio governo.

La relazione integrale del Copasir

La Relazione, in particolare, sottolinea i potenziali scenari di rischio connessi alla implementazione delle nuove reti. Tra l’altro, la maggiore esposizione agli attacchi e l’aumento del numero dei potenziali punti di accesso per gli autori di tali attacchi. Dato che le reti 5G si basano sempre più su software, stanno assumendo importanza i rischi legati a gravi lacune a livello di sicurezza, come quelle derivanti da processi inadeguati di sviluppo del software da parte dei fornitori.

Il precedente di Vodafone Italia del 2009

Un attacco di rilievo, scrive il Copasir, risale al 2009. Ma la notizia è uscita solo nel 2019. Un attacco portato attraverso  apparecchi della Huawei per Vodafone Italia. Una porta che consentiva di effettuare accessi non autorizzati all’infrastruttura e quindi alle informazioni veicolate.

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