“Controinformazione su Piazza Fontana”, convegno al Cis. In tv solo ricostruzioni politiche

venerdì 13 dicembre 15:04 - di Redazione
Piazza Fontana

Piazza Fontana cinquant’anni dopo. “A prevalere nelle commemoriazioni della tragedia sono ancora le solite riostruzioni politiche e non giudiziarie”. Lo hanno stigmatizzato a Roma Domenico Gramazio, direttore di “Realtà Nuova”, lo storico e saggista Adalberto Baldoni e il giornalista e scrittore Roberto Rosseti. Le loro relazioni si sono svolte durante la tavola rotonda del Centro Iniziative Socali a Roma. I relatori  hanno preso spunto dalle continue  mistificazioni di quel drammatico avvenimento compiute dai media e in particolare dalla tv di Stato. Dopo cinquant’anni tutto ciò è  un assurdo. Per questo il titolo del convegno – Controinformazione su Piazza Fontana- è stato quanto mai azzeccato.

Piazza Fontana: informazione politica nella Tv pubblica

Trasmissioni e commentatori in tv perseverano nel puntare il dito esclusivamente contro l’estrema destra. Sembrano tutti seguire alla lettera sentenze politiche, ignorando le gravi omissioni e i depistaggi di alcuni apparati dallo Stato, hanno detto i relatori. Rossetti ha fatto notare che persino Paolo Mieli intervenuto al Tg2 Post ha messo in dubbio la validità delle varie sentenze che si sono succedute. Troppe ricostruzioni mettono ancora in dubbio i risultati delle indagini circa la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. In questa maniera sotto accusa è ancora una volta il commissario Luigi Calabresi, per il cui omicidio sono stati condannati invia definitiva i vertici di Lotta Continua.

Sotto accusa, poi, le trasmissioni che ancora in questi giorni veicolano la convinzione che Piazza Fontana si stata all’origine della nascita della stagione sanguinosa delle Brigate Rosse. Ricordiamo inoltre  che pochi giorni fa la senatrice di FdI, Isabella Rauti, ha dovuto intrvenire con veemenza e chiarezza contro chi chiama in ballo acora il nome del padre, assolto nel ’72.

 

 

Commenti

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  • maurizio pinna 13 dicembre 2019

    Piazza Fontana come Caporetto, se ne parlerà per 100 anni senza approdare a nulla, la sinistra ama tener vivi i feticci antifascisti, anche se i processi si sono sempre basati su dei preconcetti, dei distinguo e dei forse. Restano i morti che ,come a Caporetto , sono i veri perdenti, su Calabresi, poi, si accanì la furia giacobina dei compagni, partendo dal dogma che non poteva non essere lui, con un editto pubblicato dall’ onnipresente Pravda italiana che scatenò una campagna terroristica a firma di centinaia di tricoteuses radical , fino ad indurre all’azione un gruppo di fuoco dei gap che lo assassinò . Mi pare che anche quest’anno , molto democraticamente, nessuno abbia ricordato il dramma di Luigi Calabresi, perché secondo loro TUTTI resta vivo l’odio ideologico , per cui «Fascista, basco nero, il tuo posto è il cimitero».

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