Trieste, l’“Ilva nel Nord” non chiuderà. L’assessore di FdI: “Per Taranto il governo prenda esempio” (video)
La questione della Ferriera di Trieste, lo stabilimento siderurgico a poca distanza dalle abitazioni nel rione popolare di Servola è giunto a una soluzione. Rischiava la chiusura. La lunga storia della cosiddetta Ilva del Nord potrebbe essere giunta a una svolta grazie all’intesa trovata tra gruppo industriale e la giunta di centrodestra guidata da Massimiliano Fedriga. “Ho ho firmato per l’Ilva di Trieste ( Gruppo Arvedi) la decarbobizazione e la riconversione in industria pulita e logistica portuale. Un risultato raggiunto ad esuberi zero. Mi sembra un buon esempio: opposto e nettamente migliore di quanto accade contemporaneamente a Taranto”. Lo annuncia Fabio Scoccimarro, imprenditore e dirigente d’azienda , portavoce e coordinatore per il Friuli-Venezia Giulia di Fratelli d’Italia.
Si tratta di un esempio virtuoso arrivato in queste ore. Dopo mesi di trattativa , Regione e Arvedi sono giunti a un accordo per quanto riguarda gli interventi relativi alla riqualificazione delle attività industriali e portuali; e al recupero ambientale nell’area di crisi industriale di Trieste. Divenuta nota a causa degli alti valori di benzo(a)pirene e polveri sottili, nel 2014 lo stabilimento siderurgico era passato, in seguito a una crisi del gruppo Lucchini, al “cavaliere dell’acciaio” Giovanni Arvedi.
Da allora l’industriale cremonese, vincolato da un accordo di programma sottoscritto con governo e Regione, ha messo in campo una serie di provvedimenti per limitare l’inquinamento. Ma a distanza di cinque anni i valori registrati dalle centraline nei mesi di luglio e agosto sono stati oltre il livello di guardia. Questo ha allarmato i residenti e ha spinto l’amministrazione regionale a sanzionare la proprietà. L’ipotesi di chiusura dell’area a caldo era dietro l’angolo. “Nessuna famiglia deve restare senza stipendio. Non è una promessa, ma un obiettivo cardine che questa Giunta si prefigge”, aveva detto Scoccimarro
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