Pino Tosi ci ha lasciato. Una vita in prima linea nella temperie degli anni di piombo

domenica 17 novembre 20:09 - di Antonio Pannullo
pino tosi

Pino Tosi gli anni di piombo li ha attraversati tutti. E tutti in prima linea. Per tutta la vita ha avuto quella fervente passione politica che ha diretto tutte le sue scelte. E anche negli ultimi anni, che stava in pensione, attraverso la sua attività mandava un certo tipo di messaggio politico, soprattutto ai giovani. Negli ultimi anni aveva eletto a suo “buen retiro” la cittadina costiera di Santa Marinella. Lì viveva insieme alla sua fidanzata Ana, che condivideva con lui le iniziative culturali di cui si occupava. Animatore dei una associazione culturale che agiva in tutta la regione, Pino Tosi era uno studioso del Medioevo, dei Cavalieri Templari, delle Crociate. Ma anche dei Vichinghi, degli Antichi Romani, insomma di tutte le tradizioni religiose e culturali del passato. E siccome era anche un bravo artigiano, ecco che riproduceva spade, scudi, quadri, oggetti vari in tema. Non c’era palio o iniziativa culturale nel Lazio a cui lui non partecipasse, curando sfilate e ricostruzioni storiche di grande spettacolarità.

Pino Tosi andava a scuola con Veltroni

Ma la storia politica di Pino Tosi inizia oltre mezzo secolo fa. Precisamente quando frequentava la scuola per cine operatori Tv, non lontana dall’Istituto Nautico a Roma. Era la stessa scuola di Valter Veltroni, che frequentava proprio negli stessi anni di Pino Tosi. Pino era praticamente l’unico di destra in una scuola totalmente rossa, e gli scontri e le aggressioni ai suoi danni erano frequenti, quotidiani. Pino si difese sempre con onore, atterrando sempre diversi aggressori prima di essere sopraffatto. In quegli anni di avvicinò all’organizzazione politica Avanguardia Nazionale, molto attiva a Roma Sud, ma non solo. Lì, nella sede di via Arco della Ciambella e di via Cernaia probabilmente imparò i fondamenti politici e attivistici che lo avrebbero informato in tutta la sua vita (attivistica).

Da Avanguardia Nazionale al Msi

Nel 1969, quando il segretario del Msi Giorgio Almirante chiese a Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale di rientrare nel Msi, Pino fu tra quelli che tornarono. In realtà per Avanguardia Nazionale non ci fu una grande risposta, mentre per Ordine Nuovo sì. Chi conosce la storia dei movimenti extraparlamentari di destra sa cosa significa. Pino rientrò, nella sezione di via Livorno, vicino piazza Bologna, e in breve tempo ne divenne segretario. Grazie alla sue capacità e al suo carisma. La sezione Nomentano-Italia era tra le più forti di Roma. Fondata nel 1949 (prima in via Corvisieri e poi a via Livorno 1), era la sezione dove tradizionalmente era iscritto il segretario del partito. Centinaia di iscritti, attività intensa, la sezione aveva il controllo completo del territorio. Non sembri strano, perché negli anni Settanta l’estrema sinistra si era completamente militarizzata e teorizzava e praticava l’eliminazione fisica di tutti i cosiddetti fascisti. Ma la sezione guidata da Pino Tosi era ben inserita nel quartiere, grazie a quella penetrazione sociale e culturale di cui Pino fu sempre strenuo fautore. Istituì i cosiddetti Nps, i Nuclei di propaganda sociale, che si occupavano dei problemi del quartiere e dei suoi abitanti. Fondò un giornale, Circoscrizione, che veniva distribuito nei locali pubblici della zona.

Il Msi al quartiere Nomentano-Italia

Spaccio di droga in quegli anni non ce ne fu mai e a ogni ora del giorno la sezione aveva delle vere e proprie vedette che annunciavano le aggressioni dell’ultrasinistra. Sì, perché la sezione è abbastanza vicino al Tiburtino, a San Lorenzo, all’Università. Da questi luoghi provenivano gli assalti e gli attentati contro il Msi. La sezione fu più volte assaltata e bombardata negli anni di piombo. Era frequentata, tra gli altri, oltre che dal segretario del partito, dai fratelli Sermonti, Corrado Mannucci, Romolo Sabatini, Claudio Volonté (fratello di GianMaria che ogni tanto si faceva vedere) Giorgio Bacchi, Giulio Caradonna, e da molti combattenti della Repubblica Sociale, tra cui ricordiamo Romolo De Rosa. Fu in quella sezione che Pino Rauti e Giulio Caradonna presentarono per la prima volta in Italia il libro di Konrad Lorenz L’anello di re Salomone, portando così l’etologia nel nostro mondo.

La sezione di Pino Tosi era tra le più forti di Roma

Come detto, la sezione era molto forte, e per questo spesso i suoi attivisti erano distaccati presso le sezioni Portonaccio (in via Govean) e Ponte Mammolo, sedi di frontiera. E una sera avvenne un epico scontro sul Ponte Tiburtino, proprio al confine con la zona rossa. Pino raccontò che lui e una quindicina di militanti erano andati in affissione su via Tiburtina. I compagni questo non lo potevano tollerare. Si radunarono un centinaio di persone e li assaltarono così, senza dire nulla. Pino e i suoi camerati, spalle al muro, si difesero strenuamente e valorosamente e alla fine furono i compagni a scappare. Tutto bene? Non proprio. Il giorno dopo l’Unità scrisse che cento fascisti avevano aggredito giovani democratici… E andò avanti così per anni, con i giornali antifascisti che sistematicamente distorcevano o ribaltavano la realtà. Politica propagandistica che prosegue ancora oggi, a mezzo secolo di distanza. I segretario del partito nominarono più volte Pino Tosi tra i quadri dirigenti del Fronte della Gioventù.

Quella epica trasferta a Milano

Fu proprio in questa veste che Pino partecipò ai famosi scontri di piazza Castello a Milano. Era il 1972, e i democraticissimi comunisti volevano impedire un legittimo comizio del Msi, annunciando una grande mobilitazione. Parlava Mario Tedeschi. Gli attivisti del Msi andarono a Milano per difendere una cosa che dovrebbe essere pacifica, ossia il diritto di parola. Pino da parte sua organizzò la sua squadra, che si scontrò prima nella metropolitana e poi a piazza Castello con i comunisti. Per gli intolleranti della sinistra fu una disfatta completa. Furono costretti a una fuga ignominiosa proprio nella Milano che credeva di poter controllare militarmente. Centinaia di comunisti con caschi, spranghe, fazzoletti, chiavi inglesi, bombe molotov avanzavano contro il palco missino. Ma giunti a duecento metri dal servizio d’ordine del Msi, si sbandarono e fuggirono.

La beffa alle forze dell’ordine

Alla storia ci sono due code. La prima a Milano, dove i compagni si picchiarono, accusandosi reciprocamente di aver consentito ai fascisti di parlare. La seconda a Roma, dove fu la polizia dell’allora questore Improta a essere beffata. Sapendo che i 300 attivisti missini stavano rientrando col treno, la polizia era pronta per arrestarli tutti alla stazione Termini. La beffa è stata raccontata da una leggenda dell’attivismo romano, Franco Tarantelli. Poiché si immaginava una ritorsione delle forze dell’ordine, un attivista rimasto sconosciuto tirò il freno d’allarme proprio alle porte della stazione Termini. I 300 attivisti missini scesero da treno e si dispersero nelle strade circostanti.

Aderì a La Destra di Buontempo e Storace

Gli episodi sarebbero tantissimi, ma per dare la cifra di che tipo di uomo era Pino Tosi, ne ricordiamo solo un altro. In via Lorenzo il Magnifico c’era un bar frequentato da ragazzi che non avevano capito cosa fosse il Msi ma si spacciavano per fascisti. Seduti al bar, ogni volta che passava un anziano ex partigiano lo insultavano e dileggiavano. La figlia, indignata, andò a sfogarsi con Pino Tosi, allora segretario della sezione. Pur non essendo i ragazzi iscritti alla sezione, Pino andò a quel bar e da allora l’anziano ex partigiano non fu mai più molestato. Concludiamo questo non esauriente racconto di Pino Tosi con le sue parole relative a un argomento che oggi è tornato di grande attualità, il razzismo. “A noi non ci ha mai interessato. In sezione avevamo un ebreo e un africano musulmano. Con loro abbiamo lavorato sempre ottimamente. Il razzismo? A noi non era congeniale”.

Dopo gli anni di piombo, Pino aderì alla Destra di Storace e Buontempo. Dopo la fine di questa esperienza, si ritirò a Santa Marinella, ma in  tutte le sue attività ci fu sempre il richiamo a un certo mondo, a certi valori e a certe tradizioni.

Commenti

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  • Arnaldo Bonanni 17 novembre 2019

    Un eroe degli anni di piombo.

  • Marco Tosi 17 novembre 2019

    Grazie Antonio, meglio non si sarebbe potuto descrivere.

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