La moderata Carfagna vicina all’addio a FI. Un tempo si diceva “fascista” e bocciava il Gay pride

venerdì 1 novembre 12:48 - di Leo Malaspina
“Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono grande, contengo moltitudini…”, diceva il grande poeta del trascendentalismo americano Walt Whitman. Anche le recenti uscite di Mara Carfagna contro la deriva estremista – a suo dire – del centrodestra a trazione salviniana, contengono una multitudine di contraddizioni. E contrastano con il suo passato tutt’altro che “moderato”, come avevamo ricordato qualche giorno fa sulle pagine del Secolo d’Italia. Con il passare dei giorni questa dicotomia politica tra il fu e l’essere della parlamentare salernitana appare sempre più evidente.
Oggi che la Carfagna attacca il suo partito anche sulla questione della mozione Segre non votata da FI e si appresta a uscire dal partito azzurro, (paradossalmente per formare un altro partito col salviniano Toti…) sulla rete sono state rispolverate alcune sue interviste non proprio “moderate” della Carfagna.  Interviste che evidentemente Berlusconi aveva letto. Visto che è lui, in primis, a non comprendere come la sua ex pupilla possa lavorare pubblicamente per accentuare le distanze nel centrodestra in nome di un moderatismo che è proprio di Forza Italia anche oggi. A quanto pare sarebbe stato proprio il Cavaliere a chiedere a Mara di accomodarsi fuori, come ha lasciato intendere nelle dichiarazioni sul caso-Segre a proposito di chi dissente.

Quando Mara Carfagna si definiva fascista

Mara Carfagna, prima di orientarsi su posizioni “renziane” o comunque di destra non “estremiste”, come lei stessa le definisce, qualche anno fa aveva raccontato di essere stata “fascista”.  In una lunga intervista, apparsa sul settimanale «A» nel 2008, confessava di vedere nel futuro del Pdl Mara Gianfranco Fini come unico possibile successore a Silvio Berlusconi. “Prima di votare Berlusconi, votavo per il Msi. In effetti, ancora non c’era stata la svolta di Fiuggi voluta da Gianfranco Fini. Mio padre diceva che io e mio fratello, che ha due anni più di me e votava Msi come me, eravamo i fascisti di casa».
In quegli stessi anni, a proposito di “moderazione” e di posizioni estremiste, da ministro delle Pari Opportunità si rifiutava di dare il patrocinio al Gay Pride. Facendoli letteralmente infuriare. Salvo cambiare idea nel 2019 e autodefinirsi “medioevale”, visto che lei stessa aveva osteggiato la causa degli omosessuali. Chissà Withman che penserebbe. Ma – molto più banalmente -chissà che ne pensa Renzi.

Commenti

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  • Massimiliano Meli 2 novembre 2019

    C’è stato un tempo in cui il razzista leghista frequentava i centri sociali.
    C’è chi involve, chi evolve…

  • Ricci Oreste 2 novembre 2019

    Un’altra miracolata da Berlusconi che tradisce ,andrà con Renzi o con toti ( che è salviniano ) .alle prossime elezioni andrà a far compagnia a Fini,Alfano,Verdini ecc.ecc.

  • Miles 1 novembre 2019

    Oggetto: Gianni Letta, insieme con la Carfagna, hanno approntato tutto per “fregare” i “sovranisti” quando il governo sarà in difficoltà in Senato
    _____
    Vediamo se da voi riesco a farmi ascoltare…
    Nell’articolo «L’inciucio di Gianni Letta col PD sul Conte bis»
    (https://www.gospanews.net/2019/09/26/linciucio-di-gianni-letta-col-pd-sul-conte-bis/).
    si documenta come Gianni Letta – con la Carfagna come gregaria –
    ha condotto manovre ordinate a scongiurare il voto,
    • cioè il trionfo verosimile dei tradizionalisti (“sovranisti”) Lega e FdI,
    • reso probabile dal fatto che la maggioranza è “risicata” in Senato:
    l’ala anti-Tradizionale (“moderata”) di Forza Italia (quella fautrice di divorzio, aborto…)
    in Parlamento si accinge a “far parte” della maggioranza
    quando – e soltanto quando! – risulterà necessario,
    • cioè quando la maggioranza sarà a rischio in Senato;
    • agirà in tal modo – ovviamente – anche alla Camera,
    • altrimenti il “soccorso (giallo-)rosso” sarebbe troppo spudorato.

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