Pd senza ritegno per la scarcerazione di Lula, in galera per corruzione e riciclaggio. Meglio stare zitti…

sabato 9 novembre 17:06 - di Giovanni Trotta
lula

Lula è libero. L’ex presidente brasiliano condannato per corruzione e riciclaggio a 12 anni di reclusione, è uscito. Ma ha l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Infatti non si è candidato alla presidenza, ma avrebbe perso comunque. Ieri un giudice brasiliano ha ordinato il rilascio dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva dopo 19 mesi di carcere. I legali dell’expresidente ne avevano chiesto la scarcerazione immediata. I giudici della Corte Suprema hanno stabilito che la pena può essere scontata solo una volta che siano state esaurite tutte le possibilità di ricorso in appello.

Cuba esulta per la scarcerazione di Lula

Il primo commento è arrivato da Cuba, una delle ultime isole di comunismo nel mondo. “Il trionfo della verità”. Così il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha reagito alla scarcerazione dell’ex presidente. Canel si lascia andare alla retorica. “È un evento e un trionfo dei popoli, della solidarietà, della verità”, ha scritto su Twitter. Non capendo che il presidente-sindacalista ha accumulato due condanne non certo per reati di opinione. E appresso a Cuba esultano Gentiloni, D’Alema, Zingaretti e altri esponenti del Pd, tutti amici suoi. Lascia perplessi il tweet trionfalistico di Gentiloni, che è stato anche premier. “Lula torna in libertà. Un grande presidente che ha combattuto contro la povertà e per il riscatto del popolo brasiliano”. Non un cenno alle pesantissime responsabilità di Lula nella corruzione, responsabilità accertate da ben due tribunali.

Gli amici di Lula Zingaretti e D’Alema trionfanti

Gli fa eco D’Alema, altro grande sostenitore del presidente-galeotto. ”Lula è finalmente libero. Dopo una lunga battaglia dei democratici brasiliani sostenuta dalla solidarietà internazionale, la Corte suprema brasiliana ha ritenuto illegittima la detenzione di un uomo non ancora condannato in via definitiva”. Lula ha addirittura inviato a D’Alema un video di ringraziamento per il sostegno, la solidarietà e l’impegno profusi in questi anni. “Questa detenzione illegittima – ricorda ancora D’Alema – ha escluso Lula dalla lotta politica e da una contesa presidenziale che probabilmente avrebbe vinto”. D’Alema va oltre. “Rimane ora aperta la battaglia sul piano legale perché in appello venga cancellata la sentenza con la quale egli è stato condannato senza alcuna prova e a conclusione di un processo farsa”. Lula in realtà è tornato libero non grazie alla democrazia ma grazie a una decisione della corte suprema brasiliana. D’Alema continua poi con le altre esternazioni trionfalistiche.

Zingaretti seppellito dgli insulti dei “compagni”

Persino il segretario del Pd Nicola Zingaretti esulta. “Bella notizia Lula libero! Un grande presidente, simbolo di un Brasile più giusto e più forte”. Zingaretti, come D’Alema, non ricordano le dure critiche di Veltroni, Fassino e Bindi a Lula in occasione della mancata estradizione. Ma si sa, le cose cambiano. E anche i partiti. Ma Zingaretti, sia su twitter sia su Facebook, è stato sepolto dagli insulti dei suoi stessi compagni. “Hai perso un’occasione storica per stare zitto”, è il commento più frequente. Vedendo queste inconsulte iniziative, si capisce pwerché il Pd sia in caduta libera ovunque.

Veltroni e Fassina attaccarono Lula per Battisti

In realtà l’ex presidente e la sua discepola nonché presidente Rousseff sono stati coivolti in una serie di vicende poco chiare.La Rousseff fu destituita dalla carica. Ma quand’era presidente tentò anche di nominare Lula ministro, forse per sottrarlo all’inchiesta “Autolavaggio”. Poi non va dimenticata la storia di Cesare Battisti. Sia Lula sia Rousseff rifiutarono l’estradizione per il criminale italiano concedendogli il diritto d’asilo. Battisti fu arrestato e scarcerato dai brasiliani almeno tre volte. Finalmente, fuori gioco Lula e la Rousseff, Battisti venne arrestato a gennaio scorso dall’Interpol in Bolivia. In conclusione, per la scarcerazione di LUla c’è poco da festeggiare a sinistra. Ora attendiamo la sentenza di terzo grado.

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