Giarrusso (M5S) a Di Maio: «Sei poco lucido, ci stai mandando a picco. Dimettiti»

sabato 2 novembre 16:18 - di Redazione
Giarrusso

Ne ha per tutti il senatore Mario Michele Giarrusso. Se tra i Cinquestelle c’è una voce veramente critica, quella è la sua. Provare, per credere, a leggerne l’intervista rilasciata ad affaritaliani.it e deflagrata in tutte le rassegne stampa. Il bersaglio principale di Giarrusso è, manco a dirlo, Luigi Di Maio: «Ormai ha perso lucidità e sta sbagliando troppo. È ora che passi la mano e si riposi». Difficile, però, che il suo invito venga accolto. Giarrusso lo sa e rincara la dose: «Dopo il 7,4 per cento in Umbria, non so più che cosa debba accadere per dimettersi. È ora che Di Maio si assuma fino in fondo le proprie responsabilità. Un capo politico fa così».

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L’unica aspetto che salva il senatore è l’accordo con Zingaretti. «Il governo con il Pd – argomenta – era l’unica alternativa per non mandare a picco l’economia del Paese e per evitare l’innalzamento dell’Iva. Un passaggio necessario per proseguire la legislatura». E per tenere le terga sulla poltrona, aggiungiamo noi. Giarrusso fa parte dei nostalgici della purezza delle origini e, soprattutto della collegialità di un M5S «che non aveva capi, capetti e ducetti». La sua parola d’ordine è: coinvolgimento. «In Umbria tutti erano contrari all’accordo con il Pd, è stato un suicidio giocato sulla pella degli umbri», recrimina. E per «tutti» il senatore intende anche Davide Casaleggio. «Ha anche lui le sue responsabilità, visto che con Rousseau ha avallato il voto sull’alleanza in Umbria con esiti nefasti. A Grillo, invece, il  pentastellato riserva l’onore delle armi: «Dobbiamo raccogliere quello che ci ha insegnato e non disperdere tutto come sta facendo Luigi (Di Maio, ndr)».

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Le parole più dure sono però quelle riguardano il capitolo governo. Anche qui Di Maio è sotto attacco. La sua colpa? Aver selezionato una squadra «che è la selezione del peggio che c’era». Giarrusso cita due nomi per tutti: Castelli e Spadafora. Con Di Stefano, sottosegretario agli Esteri e siciliano come lui, è appena più indulgente: «Perché – ironizza – è al governo? Non me ne sono accorto».

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