Franceschini agli alleati: «Basta con le furbizie, così andiamo a sbattere». E sulle regionali striglia Di Maio

giovedì 7 novembre 11:01 - di Desiree Ragazzi
Porro

Il governo è entrato in un tunnel. Dario Franceschini ne è consapevole e detta le condizioni agli alleati. «Il Pd non ha collaborato alla nascita di questo governo solo per evitare l’aumento dell’Iva, cosa giusta ma non sufficiente. E noi, pur vedendo i limiti dell’operazione intendiamo andare avanti, un passo alla volta. Se i patti saranno rispettati». Due mesi di vita e il governo è già arrivato al capolinea. Gli scontri violenti di Matteo Renzi e Luigi Di Maio, il braccio di ferro sulla manovra economica e soprattutto la batosta elettorale in Umbria hanno messo a nudo la maggioranza giallorossa. Le risse sono all’ordine del giorno e la fine è sempre più vicina. Il ministro dei Beni culturali e capo della delegazione del Pd al governo, intervistato dal Corriere della Sera lancia l’appello: «Fermiamoci prima che sia troppo tardi». È consapevole che l’accozzaglia Pd-M5S non può andare da nessuna parte.Franceschini non cita mai Di Maio e Renzi, ma è a loro che si rivolge quando parla dei «passaggi complicati» che attendono la maggioranza. Il collante iniziale anti-Salvini era «un elemento sufficiente a far partire il governo». Ma ammette amaro, per far durare il governo «serve altro. I governi vanno tenuti insieme da una serie di motivazioni e noi ci dobbiamo preparare ad affrontare due snodi fondamentali. Intanto in Parlamento sta per iniziare l’esame della finanziaria, che è sempre un appuntamento insidioso anche quando le maggioranze sono omogenee e sono il frutto di una vittoria elettorale. Poi sui territori stanno per celebrarsi le regionali in Emilia Romagna e Calabria. Ecco, sia in Parlamento che sui territori rischiamo scelte negative».

Franceschini: «Serve un patto di metodo»

Le divisioni emergono in ogni circostanza. Franceschini osserva che ci «sono delle condizioni minime per andare avanti. Per esempio, sulla Finanziaria è emerso un senso di precarietà, è prevalsa la logica delle bandierine di partito. Si sono addirittura fatti appelli alle opposizioni per ricercare in Parlamento maggioranze trasversali su emendamenti alla legge di Bilancio. È inaccettabile. Serve un patto di metodo: le eventuali modifiche alla legge di Stabilità, così come ad altri provvedimenti futuri, andranno preventivamente concordate nella maggioranza. Senza furbizie e in modo collegiale, abbandonando l’idea di voler sconfiggere il partner di governo. Perché i risultati sono un successo di tutti, e i problemi sono problemi di tutti. Altrimenti – afferma – si ripete il copione del governo gialloverde, che infatti è andato a sbattere».

Le regionali

«Per le regionali, capisco – dice ancora il ministro – la necessità di non imporre accordi sul territorio, non capisco perché vietarli e basta. Il rischio è evidente. Perciò penso sia necessario un secondo patto: lasciare ai territori la possibilità di valutare se ci sono le condizioni per evitare di essere gli uni contro gli altri. Gli elettori non capirebbero il motivo per cui a Roma siamo alleati e in periferia siamo contrapposti». E poi conclude: «Ipotizzare un altro governo dopo questo, per noi è tempo perso».

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