Confapi Roma e Lazio: «Questo decreto fiscale uccide l’edilizia, bisogna intervenire subito»

giovedì 14 Novembre 12:15 - di Redazione
Confapi

«Le ritenute versate dai committenti sono un ricatto». Confapi Roma e Lazio richiede di rimuovere immediatamente la norma contenuta nel DL 124/2019, c.d. decreto fiscale. La norma obbliga il committente al versamento delle ritenute fiscali per i lavoratori impiegati nell’appalto. Tra i circa mille emendamenti presentati nelle ultime ore nella fase di conversione del decreto legge, le pmi edili sollecitano l’abolizione di una misura che rischia di costituire l’ennesimo colpo al già precario equilibrio finanziario delle imprese sopravvissute ad una crisi senza precedenti.

Si tratta pertanto di una ulteriore e inammissibile misura “punitiva” per il comparto dell’edilizia. È un altro onere burocratico e un insostenibile fendente alla liquidità delle aziende, in totale controtendenza rispetto ai conclamati intenti di semplificazione dei procedimenti amministrativi nei rapporti tra imprese e fiscalità.

Ancor più grave è che la disposizione esclude, peraltro, la possibilità di attivare meccanismi di compensazione con i crediti fiscali che, come noto, sono spesso rilevanti nel settore delle costruzioni, soprattutto in relazione all’Iva.

Confapi. Una norma inapplicabile, l’esempio dell’art. 4

All’aspetto penalizzante della norma si aggiunge la sua sostanziale inapplicabilità. L’art. 4 prevede infatti che il calcolo della retribuzione e delle ritenute sia svolto per ogni singola commessa. Appaltatori e subappaltatori dovrebbero fornire al committente l’elenco dei lavoratori che sono stati impiegati nell’appalto. Non solo, anche il dettaglio di ore prestate da ogni singolo lavoratore, l’ammontare della retribuzione riferita all’appalto e le relative ritenute fiscali eseguite nel mese precedente nei confronti del lavoratore. Con separata indicazione di quelle relative alla prestazione affidata dal committente.

È evidente che l’estensore della norma non ha minimamente considerato che l’attività edilizia è caratterizzata da un frequente impiego dei lavoratori in più appalti. E ciò rende praticamente impossibile una gestione così delineata e minuziosa.

Obbligati a una nuova e onerosa gestione amministrativa

L’attuazione forzata dell’art. 4 comporterebbe uno stravolgimento delle norme e delle consuetudini che disciplinano il calcolo della retribuzione. Ma anche un impatto devastante sui committenti pubblici che dovrebbero organizzare una nuova gestione amministrativa su diversi conti correnti destinati ai singoli contratti di appalto.

“Ascoltate anche le imprese”

Il Presidente di Confapi Roma e Lazio, Massimo Tabacchiera dichiara: «Chiediamo quindi un tempestivo ripensamento su una norma che, pur se introdotta con intenti anti frode, colpirebbe definitivamente proprio la parte sana e corretta del sistema imprenditoriale e paralizzerebbe il già precario settore degli appalti pubblici».

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