La consulenza di Conte è un intrigo internazionale. “Riferisca in Parlamento”

martedì 29 ottobre 17:04 - di Redazione
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“Conte si affretti a riferire al Parlamento oppure gli chiederemo noi di farlo”. Così Matteo Salvini sul conflitto d’interessi tra il “Conte avvocato” e il “Conte premier” nell’intrigo internazionale che intreccia finanza e politica. Tra le parti in causa, il Vaticano, un fondo libico, una banca svizzera e il governo italiano che deve assumere una decisione. Ce n’è abbastanza per indignare chi ha fatto della trasparenza il proprio slogan elettorale. Ma i grillini sono diventati peggio dei vecchi democristiani.

“C’è un chiaro conflitto d’interessi”

La vicenda è più ingarbugliata che mai. E non presenta nulla di trasparente. A cominciare dal diretto interessato. Conte fa le classiche due parti in commedia. Da una parte stila il parere e la consulenza per una delle due parti in causa. La società Fiber 4.0. Lo fa il 29 maggio. Qualche giorno dopo, esattamente il 7 giugno, presiede il consiglio dei ministri che dà ragione a Fiber 4.0. Come scrive il Corriere della Sera, Conte si astiene in quel consiglio dei ministri.

Il doppio ruolo di Conte

Secondo il Corriere, la consulenza legale era su un passaggio chiave per le finanze pontificie. Una vicenda particolarmente intricata, alla quale il Financial Times ha dedicato un’inchiesta documentata. Di certo, iò mistero sulla consulenza legale di Giuseppe Conte al fondo d’investimento vaticano s’infittisce. Sul Corriere della Sera viene spiegato come l’allontanamento di Raffaele Mincione dal fondo Athena Global Opportunities Fund sia dipeso proprio dal parere legale dell’attuale presidente del Consiglio, poiché il Segretariato della Santa Sede aveva scoperto delle partecipazioni speculative in Borsa, tramite i soldi della cassa dell’Obolo di San Pietro, lontanissime da ogni logica di investimento etico e conservativo.

Tra gli investimenti più controversi, proprio la società di telecomunicazioni Retelit. Quella su cui l’allora gestore dell’Athena Raffaele Mincione aveva chiesto il parere legale di Conte per l’acquisizione, tramite un escamotage che mirava a far cadere il cda appena costituito della società attraverso un esposto al governo Gentiloni. L’esposto (suggerito da Conte) aveva l’obiettivo di far dichiarare l’importanza strategica di Retelit usando la golden power. Soltanto in questo modo Athena poteva subentrare nel cda di Retelit. Importanza strategica che proprio il governo Conte ha riconosciuto.

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  • federico barbarossa 30 ottobre 2019

    l’UOMO del TRIPLO GIOCO?!

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