Joker eroe populista che piace a tutti. E la scalinata del film diventa oggetto di culto

martedì 15 Ottobre 13:37 - di Annalisa Terranova
Joker

Joker è il folle che tutti temiamo e da cui tutti siamo attratti. E’ il clown che ci fa ridere di tristezza. E’ un eversore. Un diseredato, un paria privo di controllo. Invisibile per una società incattivita. Anche se si veste di rosso per farsi notare e si trucca da pagliaccio.

Il folle, il giullare, la maschera ci accompagnano di secoli, dai Saturnali fino alle medievali Feste dei Folli. E da secoli tentiamo di tenerli sotto controllo, in noi stessi e fuori, nella società. Si consente al sovversivismo dei folli solo qualche libera uscita in periodi comandati dell’anno. Altrimenti il caos prenderebbe il sopravvento.

Joker, perché il film attira tanto pubblico

Il folle, l’umile in cerca di riscatto, il perseguitato dalla sorte, l’ex bambino infelice: c’è tutto questo sulle spalle di un solo personaggio. Che solo la maestria di Joaquin Phoenix poteva rendere in modo così perfetto. Per questo il film ci attira tanto, per questo tutti vogliono vederlo, per compatirlo inizialmente, quell’anti-eroe,  e poi per prendere le catartiche distanze quando Arthur Fleck sarà solo una maschera insanguinata in cerca di vendetta.

Buttafuoco: è un eroe populista

Ma nel film di Todd Phillips non ci sono solo temi imprescindibili dell’immaginario. C’è anche la politica. Lo scrive bene Pietrangelo Buttafuoco: “Beniamino qual è dei pendolari, dei disoccupati, dei poveri sfigati come tanti, Joker, per ogni stronzo cui lui tira le cuoia, assomma il totale di una rabbia da troppo tempo repressa. Ne fa schiuma di un lavacro sgargiante delle sue sparatorie, un sabba ricco di colori e di gioia per un gioco collettivo dove la leva che solleva la città non è la lotta di classe, bensì la ruota del cosmo, l’eterno riversarsi del rancore nel dolore senza scampo”. Ebbene sì, per Buttafuoco, Joker “è il populista nell’epoca compiuta della modernità”.

La sua risata è malata, è il sigillo di un’epoca deforme da cui si esce o scendendo verso gli inferi o salendo verso una nuova consapevolezza. Per questo la scala dove Arthur-Joker balla, sale e poi scende, è così importante. La scala è sempre stato un simbolo potente, ambiguo: o vai giù o vai su. Un simbolo tipico dell’ascesi e che non poteva mancare nella mistica distorta di Jocer. Uno che per sua stessa ammissione fa sempre pensieri negativi. Uno che ha sempre giornate difficili. Un simbolo che si serve di altri simboli. Ma se nella vita dei mistici la scala è via di luce, nella vita di Jocer è passaggio di sangue.

Il simbolo della scala

E in ogni caso la scala, che compare anche nella locandina del film, ha colpito a tal punto gli spettatori del film che tutti vogliono vederla. Quella scala, che si trova a New York, nel Bronx, è ora segnalata come sito religioso su google maps. La potenza del simbolo, alla fine, incanta anche la tellurica New York, scenario perfetto dei film capolavoro destinati a durare nel tempo. E chissà che la scala di Joker non sia destinata  a fare concorrenza alla Grand Central Station della Grande Mela, una delle attrazioni più visitate del mondo, dove hanno recitato Cary Grant e Al Pacino.

 

 

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