Conte e la spy story a stelle e strisce. Nell’incontro con Barr si parlò del governo Renzi?

martedì 8 ottobre 14:17 - di Vittoria Belmonte
Conte

Giuseppe Conte è ormai impigliato in una spy story che rischia di far deflagrare la maggioranza. Si attendono spiegazioni, e quelle che giungono non solo non spiegano niente, ma aprono ulteriori interrogativi.

Cominciamo dall’antefatto. In agosto, mentre sta cadendo il governo Conte 1 e sta nascendo il governo Conte 2 il premier autorizza l’incontro tra il capo del Dis, Gennaro Vecchione e il ministro della Giustizia Usa William Barr. Un primo incontro avviene il 15 agosto per sapere quale ruolo ha avuto l’Italia nel Russiagate. E ciò spiega, forse, l’endorsement di Trump a favore di “Giuseppi” Conte.  La settimana scorsa l’incontro allargato con i direttori di Aise e Aisi, Luciano Carta e Mario Parente, sulla figura di Mifsud, il professore che avrebbe avuto un ruolo nel Russiagate.

Conte deve chiarire. Lo scrivono i giornali. Lo dice Matteo Salvini. Si fa sentire la voce, insistente, di Matteo Renzi. Ma il premier svicola. Dice che informerà prima il Copasir e poi il Parlamento. Tutti capiscono che prende tempo. Il che significa che qualcosa di poco trasparente è avvenuto.

Le spiegazioni di Conte non convincono

Ancora più sconcertante la spiegazione che filtra da Palazzo Chigi due giorni fa e che viene riportata da Repubblica. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte autorizzò l’incontro tra Gennaro Vecchione e il ministro della Giustizia dell’amministrazione Trump Barr per cercare di “chiarire quali fossero le informazioni degli Stati Uniti sull’operato dei nostri Servizi all’epoca dei governi precedenti”.

I governi precedenti sono quelli di Renzi e Gentiloni. Conte ha autorizzato informazioni all’intelligence Usa sull’operato dei servizi italiani durante quei governi? E lo ha fatto senza avvisare nessuno, a Ferragosto, con un governo in bilico?

Non c’è da stare troppo sereni. Soprattutto se è vero quanto ha scritto nel suo libro l’ex consigliere di Trump George Papadoupulos e cioè che l’Italia era il centro della cospirazione per travolgere Trump.

Il premier Giuseppe Conte, intanto, alla cerimonia per il giuramento del Sistema di Informazione per la sicurezza della Repubblica, fornisce un primo assaggio di quella che sarà la sua autodifesa.

“L’ancoraggio alla comunità euroatlantica e a un multilateralismo avveduto – ha detto -rappresentano per il nostro Paese un punto di riferimento imprescindibile della proiezione internazionale, come pure strumento migliore per far sì che le logiche cooperative si impongano e prevalgano su quelle competitive”.Il che tradotto significa: ho aiutato un potente alleato, anzi il più potente di tutti. Basterà? Basterà dinanzi al fatto che il potente alleato si è fatto subito sponsor del Conte bis?

Commenti

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  • leonardo marino 8 ottobre 2019

    Più che un commento, una domanda:”Questi sedicenti sovranisti e cosiddetti patrioti,che si sciacquano ogni giorno la bocca nel dichiarare ‘Prima l’Italia’,non hanno niente da dire sul fatto che la nazione italiana è dal ’45 uno stato americano, e che ogni volta che qualcuno ha osato mettere in discussione tale finzione giuridica,è stato inibito politicamente?”

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